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Luca Ricolfi stronca la sinistra: "Ritorno al partito comunista delle origini, retrogradi"

di Redazione mercoledì 25 marzo 2026

2' di lettura

"Questa sinistra, pur dicendosi riformista e progressista, non vuole riformare né progredire: è sistematicamente il fronte del no": l'affondo è del sociologo Luca Ricolfi. Che sull'opposizione ha aggiunto: "Più che rifiutare il progresso, ne ha un’idea diversa da quella della maggioranza degli italiani: considera un ritorno al partito comunista delle origini come una correzione dell’errore capitale di Renzi. È una sinistra retrograda, nel senso letterale, perché torna indietro rispetto al percorso degli ultimi trent’anni". 

In un'intervista a Il Riformista, poi, ha parlato anche del ruolo della segretaria dem Elly Schlein: "Direi che è stata voluta proprio per questo. Se pensi che ai tempi di Berlinguer la sinistra fosse più pura, poi ti muovi di conseguenza. Nell’ottica di Schlein, Veltroni e Prodi hanno iniziato l’allontanamento dall’alveo comunista; Renzi, Minniti e Gentiloni hanno peggiorato ulteriormente. In tre anni l’attuale segretaria ha corretto trent’anni di evoluzione: dalla svolta della Bolognina all’avvento di Schlein. È stata efficace, in questo: una bulldozer, una demolitrice".

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Anche a livello internazionale, secondo Ricolfi, la strada che sta prendendo Schlein è una deriva "sempre più estrema" che non coincide con il modello socialista: "Il percorso della sinistra italiana è opposto a quello della sinistra europea. Su Maduro, sull’invio delle armi, la sinistra italiana si è distinta dai socialisti europei, risultando la più legata al passato. In Germania sarebbe la Linke, in Francia Mélenchon. È una sinistra demagogica in crescita ovunque, ma che in Europa vota spesso diversamente dai socialdemocratici". Per il sociologo, "di fronte a guerra, crisi energetica e nuove tensioni globali, la sinistra dovrebbe offrire una direzione: dare la sua analisi e fornire una strategia. Invece emerge un tratto conservatore: fermare tutto, congelare. Non muoversi. È un’avversione al cambiamento, condivisa da una parte del Paese: l’incertezza porta a temere che ulteriori novità possano peggiorare le cose". 

Sulla sfida interna al campo largo, infine, Ricolfi ha detto: "Tra Schlein e Conte potrebbe prevalere Conte. È l’inizio di una possibile marcia trionfale che rischia di marginalizzare Schlein. La stagione del populismo non è tramontata. Non è ancora finita. A sinistra vedo una competizione tra populismo e demagogia: Schlein rappresenta la demagogia, Conte il populismo. Vedremo chi prevarrà. Certamente non vince la politica, non vince il pragmatismo riformista: non so se la sinistra si è accorta di averne festeggiato, scendendo in piazza dopo la vittoria del No, la sepoltura". 

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