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Una scia di veleni nel Pd dopo l'addio di Picierno

di Elisa Calessi sabato 6 giugno 2026

3' di lettura

L’addio di Pina Picierno al Pd lascia una scia di veleni. Del resto, c’era da aspettarselo. Chi lascia è una donna che ha sempre detto quello che doveva dire con forza e in modo diretto, senza calcoli di prudenza. E poi nel Pd, e lo confermano queste ultime 48 ore, Picierno era ormai mal tollerata. Per le sue posizioni distanti dalla linea ufficiale su Ucraina, Difesa Europea, Israele. Ma anche per il modo diretto, poco diplomatico, con cui le ha sempre difese. Difficile, quindi, che la separazione potesse essere tranquilla. E così è andata. Ieri Picierno, sui social, rispondendo a Daniele Viotti, ex parlamentare europeo democratico che le ha espresso «solidarietà» per gli «attacchi volgari, allusivi, sessisti e spesso codardi» ricevuti dopo l’annuncio della sua decisione, ha risposto definendo «pietose» e «imbarazzanti» le reazioni di «buona parte» del Pd al suo addio.

«Vorrei dirti con la stessa amicizia», sono le parole di Picierno, «che buona parte delle reazioni pietose che sono arrivate, anche da alcuni dirigenti del Pd - ho letto una Braga onestamente imbarazzante - sono solo la conferma che non c’è proprio più nulla da salvare». Secondo Picierno, «il Pd è ridotto alla ostentazione della sua nuova identità, quella di un partito massimalista, dove le differenze non sono più ricchezza ma casematte da cui escludere gli altri per essere certi della propria presunta superiorità morale. Quanto al resto», ha concluso, «mi troverai come sempre in ogni battaglia in difesa della libertà e sarà come sempre bello abbracciarti e condividere un pezzo del cammino».

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Sempre ieri ha tenuto banco un’altra polemica: il Corriere della Sera aveva parlato di chat dove esponenti dem vicini alla segretaria avrebbero suggerito di attaccare l’europarlamentare, sgradita al Nazareno. I due nominati, Marco Furfaro e Marta Bonafoni, hanno smentito e preteso le scuse del quotidiano: «Quanto riportala Sera è un’invenzione infamante, priva di qualsiasi riscontro. Non è mai esistita alcuna chat, né alcun coordinamento finalizzato ad to dal Corriere delattaccare Pina Picierno sui social. Si tratta di un episodio totalmente inventato. È grave che un quotidiano nazionale pubblichi come fatto una circostanza mai avvenuta e attribuisca a persone comportamenti inesistenti».

Quanto al futuro di Picierno, l’unica cosa certa è l’iscrizione al gruppo parlamentare europeo di Renew e al Partito democratico europeo di Sandro Gozi. Rispetto all’Italia, per ora non ha fatto scelte. Probabilmente darà vita a una sua associazione. Poi si vedrà. Intanto si prepara alla battaglia sul ruolo che ricopre, quello di vicepresidente del Parlamento Europeo. Giovedì, infatti, alla notizia della sua uscita dal Pd, il portavoce del gruppo dei Socialisti e Democratici, a cui finora aveva aderito, ha subito chiesto le dimissioni.

Ieri Picierno ha fatto sapere che non intende cedere a pressioni circa le sue dimissioni. «Il regolamento del Parlamento Europeo», ha detto lo staff della vicepresidente al Parlamento Europeo, «non prevede la rimozione dall'incarico dei membri dell'Ufficio di presidenza nel caso in cui aderiscano a un altro gruppo politico». Si annuncia, quindi, una battaglia sul regolamento.

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Intanto, a Roma, la discussione continua. Bene affrontare il «malessere» di chi lo accusa, ha detto Andrea Orlando, aggiungendo però che «a volte stento a coglierne il presupposto». La differenza di valutazione con Picierno, però, è netta: «Non mi pare che ci sia una deriva estremista del Pd ad esempio in Europa, dove la linea di cautela del partito mi sembra in linea con quella delle altre forze socialdemocratiche. Piuttosto c’è da chiedersi se questa cautela serva a dare una scossa all’Europa». Non la pensano così, però, i riformisti. La senatrice Simona Malpezzi, portavoce di questa area, si è detta «dispiaciuta» perla scelta di Picierno, ha detto di non condividerla, ma ha aggiunto di essere «amareggiata per i patetici festeggiamenti nelle chat interne e sui social», «anche perché tutto sta avvenendo nel silenzio della massima dirigenza del mio partito. Come se questo ennesimo addio, originato da un malessere profondo, non li riguardasse».

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