Prontissima a chiedere gli argomenti che i giornalisti avrebbero voluto sottoporle in conferenza stampa. Meno, molto meno, a dare risposte su questo suo modus operandi. Silvia Salis arranca e si rifugia nel silenzio. Quella che sarebbe dovuta essere la conferenza stampa per “celebrare” il primo anno di mandato alla guida di Genova, si sta pian piano trasformando in un incubo. La rivolta, in primis, è partita tra i colleghi di tv e carta stampata. La prova è il comunicato diffuso dall’Ordine dei giornalisti della Liguria, con cui chi aveva organizzato la conferenza ha provato a mettere una pezza. «Tutti i colleghi sono liberi di porre domande su temi e questioni che ogni collega ritiene più opportuno», ha assicurato il presidente regionale Tommaso Fregatti. Tant’è che molti giornalisti delle testate locali hanno fatto sapere che non anticiperanno nulla all’amministrazione. Ovviamente.
Ma non è solo l’umore dei media a preoccupare il sindaco. Nella maggioranza genovese, infatti, serpeggia sempre più malcontento per l’atteggiamento della Salis: ossessionata dalla sua immagine pubblica da un lato, fortemente accentratrice dall’altro. Tutto passa da lei. E, specie tra le fila del Pd, qualcuno inizia a storcere il naso. Anche perché il primo cittadino si sta rivelando molto più aperto a sostenere le battaglie identitarie di Avs e M5s, piuttosto che i temi portati avanti dai dem. Un atteggiamento, oltretutto, che contrasta in modo evidente con l’immagine moderata e riformista che la Salis cerca di darsi a livello nazionale.
«Ormai siamo al culto della personalità», è l’attacco frontale di Pietro Piciocchi, ex vicesindaco nonché sfidante della nuova idola dei progressisti alle ultime comunali. «Salis sta usando Genova per costruire la sua immagine da esportare sul piano nazionale. Tutto viene fatto in funzione di questo». Il numero due dell’ultima giunta Bucci è attonito di fronte al fatto che «ormai non si organizzano più conferenze stampa per parlare dei problemi della città, ma solo per enfatizzare l’immagine del sindaco». Evidente per Piciocchi è «l’insofferenza di Salis verso le critiche, tanto che chiunque provi ad avanzarne unacome, per esempio, sulla lottizzazione selvaggia delle partecipate comunali- viene immediatamente messo ai margini e ostracizzato».
E proprio ora che il Pd è riuscito a rimettere le mani sulla città dopo un decennio, la reginetta della sinistra rischia di mandare tutto all’aria. La maggiore preoccupazione tra i dem, infatti, è che le ambizioni nazionali della Salis possano portare al voto anticipato. Cosa che, nel caso della promozione di Bucci alla Regione, è costata carissimo al centrodestra. A Genova, oltretutto, dietro l’immagine patinata offerta dal sindaco-influencer, i problemi non mancano. «Più che le domande mi preoccupano le risposte... Non so cosa possa raccontare di aver fatto in un anno in cui la città è rimasta immobile», è l’affondo di Ilaria Cavo. La deputata genovese di Noi Moderati ha accolto positivamente «il comunicato dell’Odg con il quale si è fatta chiarezza sulle modalità della conferenza stampa», ma è certa che «se a chiedere le domande in anticipo fosse stato qualcuno del centrodestra ci sarebbe stata una vera e propria levata di scudi». L’auspicio della Cavo è che «dopo aver aumento Imu e Irpef e rinunciato ai soldi della skymetro, Salis colga finalmente l’occasione per tracciare la rotta che intende seguire nei prossimi anni. È ora che capisca davvero cosa vuol dire fare il sindaco»