Ieri mattina una donna, intorno alle 10, assiste a una scena a dir poco macabra. Un uomo trascina un corpo incaprettato, con le mani e i piedi legati, nei pressi dei giardini di Villetta di Negro nelle adiacenze del museo Chiossone a Genova. Il cadavere è quello Pietro Alberto Paolo Signor 48enne che viveva nel capoluogo ligure, ma senza fissa dimora. Il clochard, secondo una prima ricostruzione, sarebbe stato colpito da un coccio di bottiglia.
Queste le indicazioni che emergono dagli inquirenti intervenuti sul posto dopo che una giovane ha contattato il 112 vedendo il presunto omicida trascinare il corpo esanime della vittima. I carabinieri sopraggiunti sul luogo del misfatto hanno fermato un 42enne senegalese, C.C., che viene considerato l’omicida. Dalle indiscrezioni, nonostante il massimo riserbo degli agenti, l’africano sembrerebbe avere precedenti penali.
Così nella Genova di Silvia Salis torna all’ordine del giorno la questione sicurezza. Il sindaco che piace alla gente che piace, in queste ore impegnata in un tour in Puglia tra Lecce e Bari - in Salento le hanno dedicato il Superbotto, che non è un petardo per Capodanno, ma una variante del dolce salentino il pasticciotto in salsa ligure - è intervenuta sulla questione. «In questi momenti il mio pensiero va alla vittima e il mio ringraziamento va alle forze dell’ordine che, grazie al loro immediato intervento, hanno individuato e fermato subito il presunto responsabile». Ha aggiunto che «la sicurezza degli spazi pubblici resta una priorità dell’amministrazione».
Le parole del primo cittadino dem non hanno convito le opposizioni. Stefano Maullu, commissario di Fratelli d’Italia a Genova, dice che la città ligure «ha bisogno di risposte concrete e di un’azione amministrativa capace di affrontare con determinazione le criticità legate al degrado». Poi provocatoriamente chiede al sindaco «di illustrare ai genovesi quali iniziative intenda mettere in campo per rafforzare la sicurezza». I consiglieri comunali leghisti, Paola Bordilli e Alessio Bevilacqua, notano come non sia «più tollerabile assistere a una simile escalation di insicurezza. I genovesi non possono e non devono rassegnarsi a scoprire, un giorno sì e l’altro pure, tramite articoli di giornale e video social, che interi quartieri sono ormai fuori controllo». Spiacenti, però, l’antifascismo glamour della Salis ha in cima all’agenda altre priorità.