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Matteo Salvini, ritorno al Viminale: ecco che cosa si sta muovendo

di Fabio Rubini  venerdì 12 giugno 2026

3' di lettura

Le oltre tre ore di consiglio federale della Lega svoltosi ieri a Montecitorio, hanno fatto capire una cosa: nel Carroccio c’è voglia di rilanciare la battaglia politica e ritornare a salire nel gradimento degli elettori. Anche i toni, a tratti decisamente forti, hanno comunque generato un dibattito definito dai più «positivo». Il piano che si sta costruendo prevede due mosse. Una interna al governo, l’altra interna al partito. Partiamo dalla sfida più audace uscita ieri dal federale e che non ha nulla a che fare con possibili o probabili vicesegretari: la richiesta da portare alla Meloni e agli alleati per far tornare subito Matteo Salvi ni al Viminale. L’idea era già saltata fuori lo scorso anno durante il Congresso federale di Firenze, ma la strada si era subito fatta in salita ed era stata abbandonata. Rispetto a un anno fa, però, le condizioni politiche sono molto cambiate. 

Il 6 aprile 2025 Roberto Vannacci si era presentato con in mano la tessera della Lega. Preludio alla sua nomina a vicesegretario avvenuta il 3 febbraio di quest’anno. Oggi l’ex generale ha disertato e disconosciuto le promesse fatte a Salvini: è uscito dalla Lega e si sta costruendo un suo partito che rischia di diventare un problema per la coesione del centrodestra in vista delle Politiche del prossimo anno. Da qui l’idea: i leghsiti tutti i leghisti- sono convinti che con Matteo di nuovo al Viminale si risolleverebbero le sorti sia del governo, sia della Lega. Nessuna bocciatura per Matteo Piantedosi, ma lui viene visto come un tecnico. Con Salvini agli Interni, invece, nella sua qualità di ministro politico, tornerebbe quel decisionismo che tanto era piaciuto agli italiani.

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In più non sfugge a nessuno che un Carroccio in grado di recuperare due o tre punti percentuali (magari drenando parte dei voti a Futuro Nazionale) renderebbe l’eventuale apporto di Vannacci superfluo per la vittoria del centrodestra. Una situazione che converrebbe certo alla Lega, ma anche alla Meloni, che si troverebbe poi in difficoltà, con un Vannacci in maggioranza, a gestire i rapporti in Europa e col Quirinale, soprattutto su alcune posizioni di politica estera caldeggiate dall’ex generale. Una Lega forte potrebbe convenire anche a Forza Italia.

Tajani, che ha già detto- in accordo con Marina Berlusconi e l’establishment azzurro -, che «mai alleati con Vannacci», sa benissimo che il Carroccio è forza di governo affidabile. Il pressing su Meloni e gli alleati partirà già in questi giorni. La Lega vuol fare in fretta, perché già a settembre lancerà la campagna elettorale verso le Politiche. E farlo con Salvini che torna a bloccare i porti sarebbe utile per arginare Vannacci. La seconda mossa, riguarda la riorganizzazione della Lega. Ieri non c’è stata nessuna nomina. Salvini ha ascoltato le voci del suo parlamentino e ha annunciato per mercoledì prossimo, sempre a Roma, la convocazione di un nuovo consiglio federale. In quell’occasione - ha spiegato il vicepremier -presenterà il nuovo organigramma della Lega, con ruoli (anche nuovi) e nomi.
Il nodo, però, saranno i reali poteri che queste figure avranno. Ieri i vari Zaia e Fedriga, pur ribadendo la loro volontà di scendere in campo al fianco di Matteo, hanno fatto chiaramente capire che non accetteranno ruoli “vuoti” di contenuti. Una cosa però appare certa: salvo colpi di scena la “doppia Lega” è destinata a rimanere nei desiderata di Zaia e dei governatori. Resta un’ipotesi concreta, invece, una modifica dello statuto, per inserire le nuove figure volute da Salvini.

Così come resta in agenda un congresso non elettivo in autunno proprio per dare forza e sostanza statutaria alle nomine del segretario. La sfida di Matteo - che ha in mente una sorta di cabina di regia per il Nord, un direttorio, da affidare a Zaia e Fedriga - sarà proprio quella di disegnare un organismo che da un lato non sormonti i suoi poteri di segretario, e dall’altro non mortifichi il ruolo di chi dovrà farlo funzionare. La suggestione potrebbe essere quella di ritornare al modello Lega-Noi con Salvini. Due soggetti apparentemente diversi, ma entrambi saldamente guidati da Matteo. Per il resto Salvini avrà molto da riflettere dopo oltre tre ore di riflessioni e discussioni. «Il federale è andato bene- ha detto il segretario uscendo dalla riunione -, sono sempre contento quando si parla di Lega...».

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