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Meloni e centrodestra, la "risposta" a Vannacci: chi hanno mandato all'assemblea del generale

di Andrea Valle domenica 14 giugno 2026

3' di lettura

A Roberto Vannacci va dato atto di aver invitato all’assemblea costituente di Futuro Nazionale tutti i leader politici dell’emiciclo. Non si sa se più per cortesia istituzionale o come provocazione. Fatto sta che al debutto del partito non si è presentato nessuno. O meglio, nessun leader e nessun “big”. Né di centrodestra, né tantomeno del campo largo. Va altrettanto detto che chi c’era, un po’ per curiosità un po’ per rappresentanza, dopo la convention ha voluto tenere la bocca cucita. All’Auditorium della Conciliazione di Roma qualche volto noto non è mancato, soprattutto della politica romana.

In platea c’era l’assessore alla Sicurezza della Regione Lazio, Luisa Regimenti. Ex europarlamentare leghista, ora è ai vertici di Forza Italia a Roma. Interpellata da Libero però, l’assessore non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Così come nel “no comment” si è rifugiato Marco Perissa, deputato e coordinatore di Fratelli d’Italia nella Capitale. Anche l’ultimo segretario del centrodestra romano, il leghista Angelo Valeriani, non si è espresso. Nel centrodestra, insomma, non c’è molta voglia di parlare del generale. Che sia una strategia calcolata o decisioni personali, la questione di fondo pare chiara: nessuno vuole sbilanciarsi in attesa che siano Meloni, Salvini e Tajani a sciogliere il nodo. Di certo, chi al momento non vuole proprio sentir parlare del generale è la Lega. «In un anno e quattro mesi si possono fare tante cose, l’importante è non inseguire chi ha tradito una volta», ha commentato il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi, intervistato da Bruno Vespa al Forum in Masseria. «Io sul tema di Vannacci son preoccupato perché il centrodestra dovesse prendere Vannacci rischia nel 2028 di avere un problema politico interno. Chi tradisce una volta - ha concluso Rixi - tendenzialmente tradisce sempre».

A derubricare la questione è stato invece il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Io non ho paura mai di nessuno. Non mi occupo degli altri, cerco di occuparmi insieme a tutta la nostra grande squadra di quello che dobbiamo fare noi a cominciare da un’azione forte per ridurre la pressione fiscale. A noi interessano i problemi dei cittadini. Gli altri facciano ciò che vogliono». Tra gli azzurri, chi proprio non vorrebbe Vannacci è il governatore della Calabria, Roberto Occhiuto: «Riconosco al generale coraggio e intuito politico nell'occupare uno spazio libero. Fuori dalla coalizione crescerà, ma dentro crescerebbe ancora di più, spostando a destra l'asse dell'alleanza. Decideranno ovviamente Meloni, Tajani e Salvini, ma il mio consiglio non richiesto è tenerlo fuori», ha detto in un’intervista al Messaggero.
A escludere un’entrata di Futuro Nazionale nella coalizione di governo è il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida: «Oggi non è all’ordine del giorno, si è chiamato fuori votando la sfiducia al Governo». Per l’esponente di Fratelli d’Italia «lui sta facendo il suo lavoro, ma per ora lo sta facendo insieme alle sinistre, per questo ci convince poco».

Ad ogni livello, quindi, la parola d’ordine nel centrodestra pare “cautela”. Alle elezioni politiche manca ancora almeno un anno e la partita delle alleanze, a destra come a sinistra, pare ancora lunghissima. 

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