È bastata una manciata di articoli e il Movimento è (già) andato tilt. Eccolo lì, condensato in una nota dei capogruppo pentastellati di Camera e Senato, Riccardo Ricciardi e Luca Pirondini, lo sfogo che sa un po’ di critica che sa un po’ di spada tratta che sa un po’ di polemica dovuta e persino un tantinello scontata è-tutta-colpa-della-maggioranza: «Gli attacchi che, ancora una volta, arrivano dai giornali di Angelucci, sono la dimostrazione di come la tecnica di questa destra sia oramai sempre la stessa: usare il fango per coprire il proprio». A parte la dicotomia ormai automatica per cui quando si tratta di un quotidiano (in questo caso di due, oltre a noi c’è anche IlTempo di Daniele Capezzone) di centrodestra si scatena la “macchina del fango" e quando, invece, ci provano i giornalisti amici vale il sacrosanto diritto di cronaca (ma qui a Libero ci abbiamo fatto talmente il callo che figurarsi se ce la prendiamo), registriamo soprattutto l’iperbole: è che, evidentemente, è stato toccato un nervo scoperto.
Sì, d’accordo, la retroguardia a oltranza sul capo (Giuseppe Conte) dei 5stelle sorprende fino a un certo punto, cioè a essere sinceri non sorprende per niente: era prevedibile, è banale, ma toh assì? Però così fulminea, così piccata («Il presidente ha già dato più volte la disponibilità a essere ascoltato sulle scelte fatte in pandemia»), così in modalità ribaltone («semmai è la maggioranza che deve rispondere di una commissione Covid fatta su misura per colpire gli avversari politici e con un presidente che continua a non dimettersi nonostante la sua riscontrata faziosità») forse dice di più di quel che sembra. Dice, per esempio, che gli ex grillini ora contini paiono andati in panico per qualche prima pagina passata in rassegna stampa sulle tivù della fascia mattutina. Dice che la miglior difesa è l’attacco (queste notizie da che parte arrivano se non «da chi ha un album di famiglia pieno zeppo di condannati per collusione con la mafia o per corruzione, da chi ha deputati che facevano società coi prestanome della camorra, da chi non ha detto una parola su Daniela Santanché accusata di aver preso indebitamente i soldi elargiti dello Stato durante il Covid?»): ma, allora, a pensar male si fa peccato eccetera, c’è qualcosa da difendere. Dice persino che la questione dipende mica da quanti ne scrivono (che appunto fanno quello di lavoro, si limitano a raccontano ciò che succede), semmai proprio da quel che avviene. E avviene, guarda il caso, che mentre Ricciardi e Pirondini partono lancia in resta a far gli avvocati dell’ex avvocato del popolo (tra parentesi: probabilmente dimenticando che da queste colonne, qualche anno fa, era stata definita inappropriata e si era fatta una discreta campagna contro l’eventuale, e poi non concretizzato, processo penale a carico dell’allora governo per la gestione della pandemia, ché un conto è la politica alla sbarra -orrore- e un altro è la legittima facoltà a voler capire come sia andata una faccenda), si sblocca il nodo della possibile audizione di Conte nella Commissione d’inchiesta parlamentare in materia.
Della serie: lo stallo era nato perché l’ex premier fa parte della platea dei membri che compongono l’assise (rappresenta il M5s assieme al collega deputato Alfonso Colucci e al senatore Stefano Patuanelli) e suona stonato, non si usa, non capita mai che uno che può porre domande per chiarire quel che vuole si ritrovi anche dall’altra parte del tavolo a dispensare risposte (per la verità sembra poco opportuno pure che un ex presidente del consiglio finisca in una commissione i cui sforzi si concentrano sullo spulciare la correttezza delle azioni del suo esecutivo in un determinato periodo d’emergenza: però i regolamenti lo consentono, evidentemente, e non ne faremo noi un puntiglio moralista o etico). Ora, invece, Palazzo Madama e Montecitorio fanno sapere che «l’audizione di un parlamentare in carica da parte di una commissione d’inchiesta non risulta preclusa in via generale e astratta».
Anzi «i presidenti di Senato e Camera (Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, ndr) ricordano che la prassi vigente è volta a non consentire l’audizione di un componente», va bene, epperò, considerato il tiremmolla che oramai s’è creato e lo stato d’impasse conseguente, può valere la pena ribadire «la disponibilità a convocare le giunte per il regolamento in vista di un necessario approfondimento». Non è un via libera all’audizione di Conte, sia chiaro, ma è una breccia possibilista che fino all’altro ieri non c’era. Chi vivrà vedrà.