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Giuseppe Conte, adesso grida al complotto per evitare di rispondere

di Pietro Senaldi sabato 27 giugno 2026

4' di lettura

Sono i giorni del Conte Giuseppi, quello furioso e quello fuggitivo. «Il caldo dà alla testa» sbotta l’ex premier contro Libero, accusato di «essere entrato in campagna elettorale e avere individuato il nemico pubblico numero uno» proprio in lui e in M5S. Perché il leader grillino è tanto arrabbiato con noi? Semplice: gli sta andando di traverso il nostro lavoro giornalistico, non tollera che riportiamo i risultati della commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid, che avanzano alcune ombre sulla gestione dell’emergenza pandemica.

Per l’avvocato del popolo, contestargli il suo periodo d’oro, drammaticamente coinciso con quello più nero degli italiani, è un affronto personale, peggio di scompigliargli il ciuffo. «Se pensate di farci paura con il vostro potere mediatico e la vostra strafottente arroganza significa che non mi conoscete affatto», si difende attaccando. In realtà, noi un po’ pensiamo di conoscerlo e lo scopo della nostra inchiesta giornalistica è farlo conoscere meglio anche ai lettori, che poi sono pure elettori. Quanto al potere mediatico, ne sa qualcosa forse più lui di noi, che proprio al tempo del virus ha contato su una buona stampa a reti unificate che neppure il suo mito Xi Jinping in Cina... Ricordate quei mantra grotteschi rilanciati come brani di Vangelo? «Andrà tutto bene», «L’Italia è un modello, abbiamo fatto scuola al mondo»; e poi, «Abbiamo rimesso in moto l’economia con il superbonus».

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L’ex premier, aiutato da un ammaestrato coro di laudatores, è riuscito a far bere queste panzane a quasi tutti, appuntandosi al petto come medaglie quelle che erano in realtà macchie. Tuttavia, se l’Italia è la sola nazione al mondo che in piena pandemia ha licenziato sia il presidente del Consiglio (Conte appunto) che il Commissario straordinario al virus, Domenico Arcuri (di scuola dalemiana e simpatie dem), forse qualcosa è stato sbagliato. Epurazioni giustificate perché, per inciso: non è andato tutto bene, in quanto siamo stati la nazione occidentale con più morti (3.500) per milione d’abitanti, malgrado siamo quelli che hanno praticato le chiusure più lunghe e rigorose. Non abbiamo fatto scuola al mondo, tanto che abbiamo convocato medici russi, cubani e perfino cinesi (ma erano davvero tutti medici, poi?) ad aiutarci e i soli che hanno fatto scuola sono stati i camici lombardi che hanno fatto un’autopsia a un cadavere risultato positivo, contravvenendo agli ordini del governo ma consentendo di capire che stavamo sbagliando le tecniche di cura. Il rimbalzo dell’economia è dovuto non ai 280 miliardi di superbonus che ancora ci ammazzano i conti, ma al fatto che l’Italia ha perso più di tutti (Pil -18%) e quindi aveva più da recuperare. Sacrosanto quindi che una Commissione d’inchiesta oggi indaghi e, visto ciò che sta emergendo, chi non ha avuto responsabilità nel disastro chieda conto a chi lo ha gestito.

È qui che entra in campo il Conte fuggitivo. Quello che fa dire al suo notaio, Alfonso Colucci, casualmente anche parlamentare di M5S, che «da Fdi arriva solo fango con il quale il partito cerca di screditare gli avversari per nascondere le proprie malefatte». E quello che, anziché rispondere nel merito, sventolale sue archiviazioni giudiziarie, afferma di «aver fornito tutte le spiegazioni nei tribunali e dato tutte le risposte in svariate interviste» e di «aver dato disponibilità ad essere audito in commissione Covid». Si prepari, credo che presto verrà il tempo. Basta che si dimetta dalla Commissione, cosa che non fa, come gli hanno suggerito i presidente delle Camere. Ed è qui che scatta il soccorso rosso, con un comunicato congiunto di Pd e M5S. «Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana si sono attivati per convocare la Giunta per il Regolamento, su richiesta di Fdi, e trovare un escamotage che consenta alla maggioranza di usare le istituzioni per attaccare in maniera sconsiderata Conte, ma da un anno non rispondono alle nostre richieste per sbloccare la Commissione di Vigilanza Rai e farci ascoltare il direttore generale».

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Nel mentre, l’aspirante Conte ter fa casino e spara nel mucchio, se la prende con Daniela Santanché, malgrado la Corte Costituzionale al momento abbia fermato il giudizio contro di lei. L’ex ministra viene invitata a «tacere e farsi giudicare in Tribunale» dopo aver invitato l’ex premier ad «andare in Commissione Covid e chiarire». «Si attacca disperatamente a un mio presunto post pur di non spiegare perché si ostina a fuggire», è la replica della parlamentare di Fdi, che rivendica di «essersi sempre presentata» nelle sedi istituzionali di dovere. Insomma, l’avvocato di sé stesso alza cortine fumogene per non rispondere, divaga.

Invece le domande che scaturiscono dagli articoli usciti su Libero sono semplici e avrebbero bisogno di risposte chiare. Al di là di vicende grottesche come i banchi a rotelle e le Primule: perché la struttura commissariale ha rescisso con la Jc-Electronics un contratto per la fornitura di mascherine di qualità eccellente, condannandosi a pagare oltre 200 milioni di indennizzo? È vero che la febbre da incauti acquisti del governo ha bruciato 1,7 miliardi per comprare merce inservibile? Perché abbiamo pagato le mascherine il doppio di Francia e Spagna, scucendo peraltro anche più di 70 milioni di provvigioni? Perché sono stati pagati all’ex collega di Conte, l’avvocato Luca Di Donna, 435mila euro complessivi di parcella per il lavoro di mezza giornata di una sua praticante per il semplice controllo di alcuni documenti? Il fuggitivo parla d’altro.

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