Repubblica non vuole che il prossimo capo dello Stato sia ascrivibile all'area del centrodestra. In un articolo pubblicato sull'edizione di oggi, mercoledì 1° luglio, il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari s'interroga su tutte le conseguenze che un tale scenario comporterebbe per il futuro del nostro paese.
"Ci si deve interrogare, dal punto di vista internazionale, su che cosa cambierebbe nelle relazioni con la Ue e con gli Usa - si legge su Repubblica -. E inoltre, come prenderebbero corpo le tentazioni di modificare radicalmente la Costituzione, e chi la custodirebbe fattivamente? Ci sarebbe ancora un presidente di tutti gli italiani o prevarrebbe uno spirito di rivalsa, di discontinuità?". Tradotto: se al Quirinale ci va uno non di sinistra, saremo isolati a livello internazionale, divisi sul piano nazionale e ci sarebbe un piano sovversivo per attentare alla Costituzione. Insomma, le solite argomentazioni di una sinistra che ha altre armi a disposizione che il solito "allarme fascismo". Ma tant'è.
Di certo, ciò che ha dichiarato Giorgia Meloni - ovvero che un capo di Stato di destra non può più essere un tabù - è permesso dalla nostra Carta Costituzionale. Ma a sinistra sono disperati all'idea di perdere il monopolio dell'elezione del presidente della Repubblica. In fondo per decenni è stata quasi una loro prerogativa. "Basta pronunciare le parole 'Quirinale' e 'destra' perché la sinistra vada in tilt. Il resto è il solito copione: allarmi, piazze e fantasiose derive. La destra non è figlia di un Dio minore. Lo abbiamo dimostrato e continueremo a farlo. Se la destra si prende tutto? Si chiama democrazia".