C’è una muta di belve feroci che si aggira nel mondo della rete. Poiché chiama Giuseppe Conte «il nostro presidente», deduco si tratti di grillini militanti; forse tra essi ringhia anche qualche onorevole. Ebbene, costoro mi hanno fatto una locandina su misura, sul modello delle taglie del Far West, che mi indica, con tanto di nome e cognome, come nemico dell’avvocato del popolo per «il fango continuo» che riverserei sull’ex premier.
Cosa ho fatto? L’ho definito «un egocentrico arrivista», spiegando che anche per questo il Pd non lo difende in merito «alle inquietanti ombre sul suo operato in pandemia» che si stanno delineando nei lavori della Commissione Parlamentare sul Covid. Non l’ho accusato di alcun reato, specificando anzi che non penso abbia responsabilità penali ma solo gravi colpe politiche. Ho poi chiosato che Elly Schlein fa bene a non immischiarsi, perché, conoscendo l’uomo, non ne ricaverebbe alcuna riconoscenza e rischierebbe anzi che il suo partito, non esente da pecche nella gestione del virus, venisse risucchiato in polemiche dalle quali è miracolosamente scampato.
Tanto è bastato perché finissi oggetto di quello che definisco un killeraggio mediatico di stampo putiniano. È un vezzo dei Cinque Stelle, da che comandava Grillo, trattare i giornalisti come rivali politici e scaricargli addosso quintalate di odio, secondo la consueta tecnica dell’elemosinare consenso aggredendo l’altro.
Normalmente soprassiedo. Stavolta un fatto mi porta a occuparmi di costoro, che non sono semplici leoni da tastiera isolati e deliranti ma un commando che usa il web come un’arma a scopo di condizionare e intimidire. Conte ha appena suggerito di battezzare il campo largo “Alleanza per la Costituzione”. È una trovata di marketing politico: poiché la sinistra non ha un programma unitario valido e neppure una consistenza identitaria reale, si gioca l’arma della difesa della Carta, quella che le ha consentito di vincere il referendum sulla giustizia. Lo scopo è presentarsi come unici difensori della democrazia, coprendosi le vergogne con la legge suprema. In realtà è una patacca, perché la sinistra, quando le è servito, ha cambiato più volte la Costituzione e il centrodestra non ha nessuna intenzione di violarne i principi fondamentali. Però l’elettore medio è superficiale e ideologico, e Conte e soci contano che ci caschi ancora.
Se l’ex premier vuole cavalcare la Carta a scopi elettorali, dopo avere sospeso con la scusa dell’emergenza sanitaria parecchi diritti costituzionali, dall’istruzione al lavoro, dalla libertà personale a quella di cura, si accomodi. Mi limito a rammentargli che la nostra legge fondamentale, all’articolo 21, contempla anche la libertà di stampa, che nella sua declinazione pratica significa che i giornalisti possono esprimere opinioni, criticare e dare le informazioni che ritengono, quali per ese1mpio gli andamenti dei lavori della commissione sul Covid. Sarebbe bello se il presidente riuscisse a tenera al guinzaglio i suoi adepti che amano affondare i canini sulla stampa che non li compiace. Noi giornalisti di Libero siamo già nel mirino di pro-Pal, anarchici, centri sociali ed esagitati vari. Ci manca solo la scorta per difenderci dagli assalti dei contiani più contiani di Conte.