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Vittorio Feltri, clamoroso: "Sono tutti ubriachi. Ma se fossi al Colle..."

di Roberto Tortora giovedì 2 luglio 2026

2' di lettura

Eredi di Sergio Mattarella cercansi. Il mandato del presidente della Repubblica scade a Febbraio 2029, chi al suo posto? Vittorio Feltri al Quirinale? L'ipotesi torna a riaffacciarsi nel dibattito politico, ma il diretto interessato la liquida con una risata. L'occasione è stata una domanda durante la trasmissione “L'aria che tira” su La7, dove è riemerso il tema delle candidature che la destra, negli anni, avrebbe preso in considerazione per la presidenza della Repubblica. Del resto, il nome del fondatore di Libero non è nuovo a questo genere di suggestioni. Nel 2015, durante l'elezione che portò per la prima volta Sergio Mattarella al Quirinale, l'allora presidente della Camera Laura Boldrini pronunciò il suo nome ben 47 volte nello scrutinio. Un episodio che Feltri ricorda con ironia: “Sì, sì, me lo ricordo benissimo. Credo che a farlo circolare fossero stati Giorgia Meloni e Matteo Salvini e la Boldrini, che era anche una bella donna, si ingrugniva ogni volta che doveva leggere ‘Vittorio Feltri’ sui foglietti. Era più forte di lei, cambiava espressione, poverina”, spiega a Il Giornale.

Alla domanda se oggi accetterebbe il Colle, la risposta è tranchant: “Ma sono tutti ubriachi. Cosa c’entro io con la Repubblica?! La cosa mi onora, ma mi fa anche veramente ridere”. E rincara: “Ma dai... io a Roma?! Chiuso al Quirinale, da solo, senza inquilini, senza il mio gatto, senza potermi portare una fidanzata... Solo di notte e obbligato a incontrare tutti quegli stranieri delle delegazioni di giorno, per carità”. Unico "divertimento" il discorso di fine anno: "In effetti quella sarebbe l’unica tentazione, penso che mi divertirebbe parlare a reti unificate".

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Feltri racconta poi un episodio che lo ha colpito durante la festa per i 150 anni del Corriere della Sera alla Scala di Milano. “Io ero seduto tra gli ospiti e quando è entrato Sergio Mattarella si è fermato solo davanti alla mia poltrona, si è chinato verso di me e mi ha dato la mano. A me Mattarella è molto simpatico”. Infine una battuta sulla possibile candidatura di Antonino Di Pietro a sindaco di Milano: “Quella, al contrario, avrebbe un senso. Di Pietro sarebbe perfetto”. Ma, aggiunge subito dopo: “Ma chi ca**o vuole che lo voti!”. Quanto al Quirinale, la risposta definitiva non lascia spazio a interpretazioni: “Ma certo. Neanche come condanna la accetterei. Sa che sono sincero fino alla brutalità”.

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