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Vigilanza Rai, la follia del 5s Carotenuto: "Atto fascista", deriso da Rita Dalla Chiesa

di Tommaso Montesano sabato 4 luglio 2026

3' di lettura

Nulla deve smentire la narrazione dell’«assalto ai presidi democratici» da parte della «destra». Il format scelto dal “campo largo” da qui alle elezioni non ammette eccezioni. Su legge elettorale, Quirinale, Rai, il filo conduttore è lo stesso: la voglia di «pieni poteri» di Giorgia Meloni. In nome dell’opposizione a “Tele Meloni”, i 16 componenti dell’opposizione si sono dimessi in blocco dalla commissione parlamentare di Vigilanza. Una mossa studiata a tavolino, in coincidenza con la presentazione, ieri, dei palinsesti della prossima stagione tv.

Ora spetta ai presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, avviare l’iter per il rinnovo della Commissione per l’ultimo anno di legislatura. Invitando tutti i gruppi parlamentari, di maggioranza e di opposizione, a fornire i nomi dei nuovi componenti. E qui si torna alla linea barricadera dell’opposizione, che ha già fatto sapere che non ne vuole sapere. La presidente dimissionaria della Vigilanza, la pentastellata Barbara Floridia, l’ha annunciato contestualmente al suo passo indietro: «Noi non ci prestiamo più, non indicheremo altri componenti». Le direttive del suo capo politico, Giuseppe Conte, del resto sono chiare: sulla Rai dove «non c’è neanche un magazziniere o un portiere che non sia di Fratelli d’Italia», la tensione va tenuta alta. Così quando filtra l’ipotesi che per superare il possibile, nuovo stallo i presidenti di Senato e Camera possano procedere d’iniziativa alla nomina dei commissari destinati alla minoranza, Dario Carotenuto, che per il M5S è il capogruppo in Vigilanza uscente, grida alla deriva autoritaria: «Se dovessero farlo, si assumerebbero la responsabilità di un atto anti-democratico e fascista».

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Proprio così: secondo la ricostruzione del M5S i presidenti delle due assemblee che, regolamenti alla mano, si attivano per far funzionare un organismo parlamentare, diventano di colpo complici di una torsione autoritaria. «Sarebbe davvero grave se arrivassero al punto di nominare d’imperio i membri dell’opposizione», insiste Carotenuto, che comunque avverte: anche se fosse, i commissari designati «non si presenterebbero in Vigilanza, facendo mancare il numero legale». Il messaggio è chiaro: il centrosinistra non si fermerà alle dimissioni dei suoi commissari. «Noi non daremo i nomi per la ricomposizione della Vigilanza», conferma Stefano Graziano, omologo di Carotenuto per il Pd. O meglio: l’interdizione continuerà fino a che il centrodestra non accetterà di accogliere le loro richieste: l’attuazione del contestato Freedom act, il regolamento Ue, e l’assicurazione sul funzionamento della Vigilanza. Ma poiché il funzionamento della Commissione è legato alla ratifica dell’elezione alla presidenza della Rai di Simona Agnes, nome sul quale il “campo largo” ha messo il veto, ecco che si torna al punto di partenza.

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«Non sono riusciti a fornire delle motivazioni valide sul “no” ad Agnes. Il centrosinistra non è stato capace nemmeno di indicarci un altro nome. Così fanno i bambini quando si impuntano e pestano i piedi», commenta la forzista Rita Dalla Chiesa confermando l’appoggio della coalizione alla manager romana. «Agnes sarebbe stata e sarebbe una straordinaria presidente di garanzia della Rai», ha ribadito l’amministratore delegato di Viale Mazzini, Giampaolo Rossi. «Con questa destra non può esistere alcuna mediazione, vanno combattuti e sconfitti. Nelle urne, con in mano la Costituzione», ha scritto sul sito dell’associazione Articolo 21, una delle sigle che aderisce alla mobilitazione permanente dell’opposizione, l’ex giornalista Rai Barbara Scaramucci.

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