Giuseppe Conte si è detto ancora pronto a dimettersi dalla commissione parlamentare d'inchiesta sul Covid non appena verrà fissata la data della sua audizione e accusa la maggioranza di usare la commissione come strumento politico. Lo ha affermato il leader del M5s in un'intervista al Corriere della Sera, a proposito dei lavori della commissione che sta appurando se vi siano state irregolarità nella gestione dell'emergenza. "Da due anni ho chiesto di essere audito e ho stabilito di comune accordo con i presidenti delle Camere di dimettermi non appena verrà concordata la data dell'audizione. Ma il presidente Lisei di FdI continua a non rispondermi, salvo attaccarmi ogni giorno con dei video deliranti - ha aggiunto -. Invece con Bignami hanno subito concordato l'audizione. Siamo alla pantomima: si fanno tra loro le domande e si danno tra loro le risposte". Secondo l'ex presidente del Consiglio, la commissione "non ha reale interesse" ad ascoltarlo.
"La magistratura ha indagato per anni e non sono stato neppure sfiorato su queste vicende, ma loro hanno messo in piedi questo 'circo' per alimentare una campagna del fango con i giornali e le trasmissioni tv dei loro amici. Pensano di intimorirmi, ma a Palazzo Chigi, dove hanno orchestrato tutto, non mi conoscono bene". Sulle accuse di M5s al governo di aver voluto trovare un accordo con l'imprenditore Dario Bianchi senza attendere la sentenza d'appello, Conte ha evidenziato che "la sentenza di primo grado era abnorme e sottoscrivere la transazione senza attendere neppure il provvedimento d'urgenza è una grave irresponsabilità - ha continuato -. Abbiamo chiesto per mesi alla Commissione aggiornamenti sulla causa ma non ci hanno mai risposto e lo stesso Bianchi è tornato in audizione tacendo di avere sottoscritto la transazione. Se erano in buona fede, perché gestire tutto nella massima segretezza?". "Mi possono vivisezionare, non troveranno mai l'ombra di un interesse privato - ha aggiunto -. Credo sia questo che li faccia impazzire. Non si capacitano che io non abbia approfittato quando ero a Palazzo Chigi dell'emergenza per arricchire me o i miei amici".
Ma Giuseppe Conte è stato smentito a tempo record da Fratelli d'Italia. "Prosegue la maldestra campagna di delegittimazione della commissione Covid da parte di Giuseppe Conte. Il leader del Movimento 5 Stelle oggi esce con un'intervista sul Corriere della Sera intrisa di ridicole accuse, di falsità e di vittimismo", ha dichiarato FdI. "Rispondendo a una domanda del giornalista sulle sue dimissioni da componente della commissione, l'allora premier - si legge ancora nella nota - esordisce asserendo di aver chiesto di poter essere audito da due anni, lamentandosi di non essere stato preso in considerazione dal presidente Lisei. Questo è un assurdo ribaltamento della realtà, basta infatti una ricerca su internet per risalire a un video eloquente di due anni fa: nel corso di una seduta della commissione, di fronte alla prospettiva proposta dal presidente Lisei di dimettersi, essere audito e poi rientrare, Conte si oppone. Per altro quella è stata una delle rarissime occasioni in cui il leader 5Stelle ha presenziato in commissione (circa il 5% del totale delle sedute), dimostrando cosi' di usarla solo come scudo per evitare di rispondere delle sue responsabilità davanti agli italiani".
"Inoltre Conte - hanno aggiunto i parlamentari FdI - sostiene che la presidenza della commissione non avrebbe reale interesse a chiamarlo poiché lui finora non è mai stato neppure sfiorato dalle vicende giudiziarie legate alla pandemia. Su questo Conte dimostra ancora di non avere statura istituzionale, confonde infatti il ruolo di una commissione parlamentare con un Tribunale, oltre a mescolare le responsabilita' penali con quelle politiche. E a proposito di responsabilità politiche - hanno rilevato - scarica sulla struttura commissariale il compito di occuparsi delle forniture di mascherine, omettendo che quella struttura commissariale è stata creata dal suo governo, mettendoci a capo una persona vicina alla sinistra come Domenico Arcuri, nonostante lo stesso compito poteva essere assolto da enti ordinari. Quanto poi alla sentenza del Tribunale di Roma che ha condannato lo Stato italiano a risarcire la Jc Electronics per i disastri causati dal suo governo - aggiungono da Fratelli d'Italia - afferma con sicumera che l'appello avrebbe ribaltato la sentenza di primo grado".
E ancora: "Ci chiediamo allora se Conte sia così arrogante, da 'avvocato del popolo' quale usava autodefinirsi, da ritenersi più autorevole dell'Avvocatura dello Stato, che ha consigliato al Ministero della Salute di chiudere l'accordo con una transazione che ha consentito agli italiani di risparmiare 178 milioni limitando i danni economici generati dal duo Conte-Arcuri. Se davvero il suo Governo si sentiva cosi' tranquillo su quell'esito giudiziale, perché non ha fornito gli elementi decisivi per vincere in primo grado? Se li avevano e non li hanno forniti si profila un danno erariale, in quanto non hanno evitato una condanna ai danni dei contribuenti. Pertanto, il capo dei 5Stelle - conclude la nota di FdI - eviti di strumentalizzare vergognosamente il delicato tema degli screening tumorali e chieda scusa per la sciagurata gestione della pandemia".