"Stanno costruendo una minaccia russa per convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti". Giuseppe Conte lo dice sul palco di Napoli, condiviso con gli alleati Elly Schlein, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. La polemica è con la Nato, ovviamente: "Continuano ad alimentare questa minaccia per giustificare questa corsa agli armamenti. Dobbiamo mandarli a casa", insiste il leader del Movimento 5 Stelle. Elly, con il Pd che sul tema Patto atlantico e l'Ucraina è assai più cauto, è rimasta in silenzio. Ma c'è da dire che Conte è perlomeno coerente: quel che dice, i 5 Stelle fanno.
Mercoledì, con 460 voti favorevoli, 136 contrari e 59 astensioni, il Parlamento europeo ha chiesto un confronto costruttivo su come far avanzare l'integrazione europea di Kiev, tenendo conto anche degli interessi strategici dell'Ue. Nell relazione adottata, in cui si valutano i progressi dell'Ucraina nelle riforme connesse al processo di adesione all'Ue, il Parlamento accoglie con favore l'apertura, nel giugno 2026, del primo gruppo tematico fondamentale nei negoziati di adesione, auspicando che gli altri gruppi siano aperti a breve. Le delegazioni di Fratelli d'Italia, nel gruppo Ecr, e Forza Italia, nel Ppe, hanno votato a favore, così come i dem, nel gruppo S&D, a parte Cecilia Strada e Marco Tarquinio, che si sono astenuti. Astenuta anche la delegazione di Avs. Hanno votato contro invece il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci, la Lega e il M5s. E questo, a sinistra, è un gran bel problema, destinato a riproporsi anche nel dibattito interno. Figurarsi se il campo largo dovesse davvero gestire la politica estera d'Italia dopo essere arrivato al governo.
Gongola per il voto pentastellato a Strasburgo il generale Vannacci: "È buon senso, non ci sono stati contatti prima. Semplicemente sono quattro anni che votiamo la stessa cosa e, come diceva Albert Einstein, 'follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi'. È una follia perpetuare la stessa strategia che non ha portato risultati, se non far aumentare i prezzi dell'energia e far perdere peso all'Europa". Alla domanda se sia d'accordo con Conte, il leader di FN risponde secco: "No, non sono d'accordo con Giuseppe Conte, sono d'accordo con Roberto Vannacci".
Dal centrosinistra, come detto, emerge un certo imbarazzo. Tra silenzi e qualche critica isolata ma fortissima. "Ieri a Strasburgo tutti i deputati Pd, insieme al gruppo Socialista e alla maggioranza del Parlamento Europeo, hanno votato con convinzione a favore del rapporto sull'Ucraina, dove tra l'altro si legge che la Russia conduce una guerra di aggressione su vasta scala, illegale, non provocata e ingiustificata contro l'Ucraina. Mi domando come si concili questa posizione con le parole di Giuseppe Conte, secondo il quale la minaccia russa sarebbe una costruzione politica per giustificare il riarmo. Come possiamo far finta di niente?", scrive su X l'eurodeputato dem Giorgio Gori, rappresentante di spicco dell'area moderata (e in fibrillazione) del Nazareno. "Non lo ha detto a casa sua, ma ieri a Napoli dal palco di una manifestazione ufficiale (di una parte) della coalizione con cui ci accingiamo a sfidare il centrodestra", ha aggiunto l'ex sindaco di Bergamo.
"Ma vi rendete conto che Giuseppe Conte dice testualmente da un palco dell'alleanza di sinistra 'stanno costruendo apposta una minaccia russa'!!! Mentre i russi bombardano tutti i giorni l'Ucraina. Nel silenzio di Elly Schlein. Ma va tutto bene per voi", tuona su X Carlo Calenda, leader di Azione e nemico giurato di Conte, rivolgendosi a Gori, Paolo Gentiloni, Simona Malpezzi, Graziano Delrio, Lorenzo Guerini. "Quanto ancora ritenete di poter tacere su questo scempio del vostro principale alleato?".