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Il gioco dell’arte e un Cremlino alla Biennale

di Alessandro Sallusti martedì 14 luglio 2026

2' di lettura

Mosca ha ringraziato l’Italia e il presidente della Biennale di Venezia, l’intellettuale di destra Pietrangelo Buttafuoco, per aver garantito la sicurezza della delegazione russa e per non aver escluso i suoi artisti dall’esposizione, il tutto a costo di attirarsi le ire del governo italiano e dell’Unione europea che per questo strappo ha ritirato il finanziamento previsto di due milioni di euro (che non pagherà Buttafuoco bensì tutti noi che saremo chiamati a coprire il buco con soldi pubblici). Il ringraziamento di Putin è la ciliegina su una torta avariata, figlia del complesso di inferiorità della destra nei confronti della sinistra e del suo politicamente corretto. Putin che ringrazia la Biennale è una beffa, è come il ladro che ringrazia il padrone di casa per aver lasciato la porta aperta e l’allarme disinserito.

“L’arte deve essere libera perché unisce” è certamente uno slogan a effetto se non fosse che quell’arte di cui parliamo è prodotta non da liberi artisti ma da un regime che ha un concetto molto particolare di libertà, sia nei confronti dei suoi cittadini che dei civili ucraini quotidianamente bombardati nelle loro case. Buttafuoco ha voluto giocare a fare l’intellettuale chic accettando un abbraccio culturale che era una banale trappola di “art washing”, termine di lingua inglese che definisce universalmente la subdola pratica con cui aziende ma anche governi utilizzano l’arte per ripulire la propria reputazione e distrarre da comportamenti poco etici. A Venezia, peraltro, riferiscono critici e visitatori, non si è vista alcuna grande opera del genio russo, ma solo una esposizione della modesta propaganda putiniana. L’unica capacità creativa di un certo rilievo è stata quella di Buttafuoco che è riuscito a creare un caso mediatico per fare parlare della Biennale (e di se stesso) a spese del contribuente e sulla pelle di un popolo, quello ucraino, che ben sa, come diceva Leo Longanesi che «l’arte (in questo caso quella russa, ndr) è un incidente dal quale non si esce mai illesi».

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