Una telefonata può allungare la vita, come nel celebre spot TIM, oppure può cercare di blindare una maggioranza. Una minaccia politica, pronunciata senza giri di parole, nel tentativo di evitare il disastro. Non è bastato. Giorgia Meloni – si legge sul Corriere della Sera - aveva riunito lunedì i vicepremier in una rapida call per lanciare un messaggio chiarissimo: in caso di scherzi sull'emendamento che reintroduceva le preferenze nella legge elettorale avrebbe “mandato tutti al voto”. Un avvertimento che, alla prova dell'Aula, si è rivelato inutile.
Il risultato è stato un autentico terremoto nel centrodestra. L'emendamento è stato affondato dai franchi tiratori e, subito dopo il verdetto, a Montecitorio è andata in scena una caccia al responsabile degna di un giallo parlamentare. Antonio Tajani si porta le mani tra i capelli. Francesco Lollobrigida, con lo sguardo cupo, si limita a dire: “Adesso vado a scoprire chi sono i franchi tiratori, ci sentiamo dopo”. Luca Ciriani fotografa il clima con una frase tagliente: “Ha vinto l’istinto di autoconservazione”.
Mentre le opposizioni festeggiano al grido di “Dimissioni, dimissioni. A casa, andate a casa», nei partiti della maggioranza iniziano a volare sospetti. Il Corriere racconta dell'esistenza di una chat riservata di una ventina di deputati di Forza Italia, non allineati con Tajani, nella quale da giorni si monitorava il fronte del "no". Un dettaglio che alimenta i sospetti sugli azzurri, anche se nel mirino finiscono pure alcuni leghisti. I meloniani respingono ogni accusa. “Da noi nessun Badoglio”, assicurano.
E il deputato Luca Sbardella rivela persino l'espediente adottato per evitare errori durante il voto: “Da noi molti hanno votato addirittura solo con l’indice, alzando il pollice verso l’alto, per fare in modo che mettendo l’indice dentro le fessura dello scranno si sarebbe potuto scegliere solo sì perché il dito non può arrivare ai due tasti, quello dell’astensione e l’altro del no”. Nel frattempo prende corpo il conto dei "traditori". Secondo diverse ricostruzioni sarebbero mancati almeno una trentina di voti nel centrodestra. E quella telefonata preventiva della premier, che doveva servire a evitare la resa dei conti, oggi assume il sapore di una clamorosa profezia.