Per Gustavo Zagrebelsky il caso Mario Roggero non sarebbe soltanto una vicenda giudiziaria, ma il sintomo di una più ampia "torsione" del sistema istituzionale. L'ex presidente della Corte costituzionale accusa il ministro Carlo Nordio di aver alimentato un clima "populista", sostenendo che la destra starebbe "aizzando" l'opinione pubblica per mettere con le spalle al muro il presidente della Repubblica sulla possibile concessione della grazia al gioielliere condannato.
Una lettura che appare però discutibile. Nordio, infatti, si è limitato a utilizzare uno strumento previsto dall'ordinamento, senza invadere le prerogative del Quirinale. Lo stesso Zagrebelsky riconosce che il ministro può promuovere il procedimento di grazia, salvo poi sostenere che il problema sarebbe il "contesto", parlando di una "provocazione preparata per tempo" e perfino di una "montatura politica", senza indicare elementi concreti a sostegno di questa ricostruzione.
L'ex giudice costituzionale collega poi il caso Roggero alla riforma elettorale, sostenendo che entrambe le vicende sarebbero "due facce della stessa medaglia". A suo dire, la destra starebbe costruendo un diverso assetto istituzionale, ridimensionando progressivamente il ruolo del capo dello Stato e spingendo il Paese verso un sistema non più pienamente parlamentare.
Zagrebelsky boccia inoltre il premio di maggioranza, definendolo un "premio-punizione", e arriva a sostenere che il concetto stesso di "governabilità" avrebbe un significato autoritario. Una visione che, al di là degli allarmi lanciati, sembra ignorare l'obiettivo dichiarato della riforma: garantire maggiore stabilità ai governi e ridurre la cronica frammentazione politica che ha segnato la storia della Repubblica.