Niente da fare, il ciclone Trump non molla di intensità e la faccenda si complica. La guerra in Iran rischia di cronicizzarsi e gli effetti già li vediamo: la Borsa è in altalena con proiezioni nettamente ribassiste, il costo dell’energia non accenna a diminuire e anche qui le previsioni non sono ottimistiche. Le opposizioni incalzano il governo come se Palazzo Chigi avesse il potere di intervenire per mettere fine alle ostilità. Propaganda, pura propaganda: siamo messi come tutti gli altri paesi, osservatori impotenti. Anzi, se prendiamo il prezzo della benzina alla pompa scopriamo che in Europa Germania, Francia, Paesi Bassi, Portogallo e Finlandia sono messi peggio, segno che il problema non è dovuto a fattori interni. Non solo, per quanto caro il carburante costa meno di quanto costava nel luglio del 2022 con il governo di Mario Draghi sostenuto anche dalle sinistre, prova che la linea politica dell’esecutivo non c’entra.
Alla Meloni si chiede di intervenire con l’ennesimo abbassamento delle accise per calmierare i prezzi.
Giusto, ieri la premier ha incontrato il ministro Giorgetti per fare il punto ma servono prudenza e nervi saldi. Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia dalle colonne di La Repubblica metteva in guardia: «Anziché preoccuparci perché la benzina arriva a due euro dovremmo baciarci i gomiti perché non è ancora arrivata a tre e perché sui mercati ancora non si è diffuso il panico. Cominciamo a usare meno l’auto». Già, non è tanto il presente ma un futuro così incerto a preoccupare. Il petrolio a cento euro al barile, come in questi giorni, è tanta roba ma siamo ancora in zona di relativa sicurezza, in un recente passato si sono sfiorati i 130 dollari al barile e ne siamo usciti vivi. Il ragionamento in corso è il seguente: se buttiamo una montagna soldi per arginare gli attuali due euro al litro ci troveremmo a secco (di euro, ancora prima che di benzina) se la situazione dovesse degenerare.
Non è una bella notizia, capisco, ma forse meglio una non buona notizia oggi che una pessima un domani che potrebbe, speriamo di no, essere assai vicino.