Certo che in politica è possibile risorgere, prendersi delle rivincite e sconfiggere chi era convinto di averti pensionato. Per farlo però bisogna avere la forza di combattere in prima persona e di non volgere lo sguardo in dietro, ai fasti del passato, bensì puntare dritto al futuro e offrire agli elettori una visione di esso. Il post con cui, all’ora dei vampiri, Beppe Grillo è ricomparso sulla scena politica non prelude a nulla di tutto questo.
L’ex guru di M5S rimprovera all’attuale dirigenza del Movimento tradimento degli ideali che furono, il poltronismo, la grettezza. Tutto vero, ma lui dov’era, gli replica Giuseppe Conte, ricordandogli un imbarazzante e recente passato da poggia-deretano di Mario Draghi?
Il comico che oggi fa ridere solo quando vuol essere serio attacca l’ex premier che l’ha spodestato per questioni personali mascherate dietro argomentazioni politiche. Beppe si sente defraudato e non sopporta che Giuseppi conduca la campagna elettorale che potrebbe riportarlo a Palazzo Chigi, o magari anche più in alto, facendosi forza del simbolo di Cinque Stelle. Ha avviato una causa per riaverlo e teme i tempi della giustizia, quindi suona la carica. Ma anche se il fu Elevato riottenesse quel che ritiene suo, cosa ne farebbe? Lo offrirebbe ad Alessandro Di Battista, il più puro degli impuri, quello che ha tradito meno l’idea. Il punto è che non è affatto detto, anzi è improbabile, che questi se ne farebbe qualcosa. Un po’ perché ha già un partito suo, “Schierarsi”, che con ogni probabilità scenderà in campo alle prossime Politiche, un po’ perché l’ex tribuno pentastellato, che ce l’ha con il mondo per questioni di copione, non ha mai sfidato a viso aperto Conte né mai lo farà, sapendo di condividerne parte dei supporter.
I grillini che ha in mente Grillo ormai sono scomparsi. Tra i signori nessuno che ha portato in Parlamento, la maggior parte di quei pochi che valevano hanno fatto strada e sganciandosi dal Movimento, anche per colpa del suo fondatore, che si è rivelato inaffidabile e contraddittorio, fino a quando i guai giudiziari del figlio Ciro non lo hanno travolto completamente e ucciso politicamente. Alcune vecchie glorie, sparute, è vero, sono rimaste. Pare che un paio, forse Chiara Appendino, siano tuttora in contatto con lui, ma tutti sanno di non poterci fare conto. D’altronde, egli stesso fa capire che sta cercando solo a chi passare il testimone, salvo tenersi il diritto di critica e scomunica, e quindi seguirlo è un brutto affare.
Non c’è neppure la vecchia base grillina, e qui Grillo si illude ancora. La rabbia di chi votava M5s si è tradotta nell’opportunismo di chi ha ricevuto, e rivuole, stipendi senza lavorare, bonus per ogni acquisto, una vita mantenuta dalla corsa folle del debito pubblico. Corrotti dal potere e corruttori con il potere. A tifare per Beppe, e soprattutto per Di Battista, è oggi il centrodestra, che spera che a sinistra di Elly Schlein e di Conte spuntino truppe che levino voti all’opposizione. I Vannacci del campo largo, gli estremisti esclusi a cui Grillo rimanda nel suo post: il guaio, per l’ex comico, è che non hanno bisogno di lui per affermarsi, tantomeno di starlo a sentire.