A Pyongyang, in Corea del Nord, criticare il leader supremo Kim Jong Un è vietato; i trasgressori vanno incontro a conseguenze gravissime. A Genova, criticare il sindaco Silvia Salis pare altrettanto vietato. Pena l’epurazione. Dopo la messa al bando dei giornali sgraditi dalla rassegna stampa del Comune (giustificata come «problema tecnico»), a Palazzo Tursi è partita la caccia agli oppositori della giunta guidata da Partito democratico e Movimento 5 Stelle. Ad ogni livello. Non sono ammessi critici o, peggio, sostenitori del centrodestra al vertice delle associazione cittadina.
Un’esagerazione giornalistica? No no, è tutto nero su bianco. I primi a finire nel mirino della giunta Salis sono stati i presidenti dei Centri Integrati di Via (i cosiddetti Civ, ndr), ovvero quelle aggregazioni di imprese commerciali, artigianali e di servizi che operano in una stessa area urbana. Il 16 luglio è partita una missiva, a firma dell’assessore al Commercio Tiziana Beghin, destinata a Confcommercio. E le richieste dell’esponente cinquestelle hanno lasciato tutti senza parole. In primis, l’assessore ha invitato a valutare «una verifica della posizione dei Presidenti dei Civ, al fine di accertare eventuali comportamenti lesivi del rapporto di collaborazione con l’Amministrazione». Ma, soprattutto, di prendere in considerazione «la possibilità di richiedere le dimissioni dei Presidenti che hanno apertamente manifestato il loro schieramento politico attraverso attacchi pubblici» o «comunque di procedere alla loro sostituzione». Il tutto, con annessa relazione delle “purghe” da far pervenire «tempestivamente» all’assessore. Stando alla lettera firmata dalla Beghin, alla sinistra genovese non sarebbero andati giù «attacchi personali e polemiche strumentali» di alcuni presidenti di Civ vicini al centrodestra.
Insomma, ci risiamo: nel campo largo a trazione Salis, il rapporto con il dissenso continua ad essere molto difficoltoso. Tanto che la minaccia di tagliare i fondi ai Civ dissidenti non pare neanche troppo velata: «Tali comportamenti compromettono irrimediabilmente quel clima di correttezza senza il quale non possono esserci progetti condivisi né benefici per il territorio». Ieri mattina l’assessore e il sindaco, già aspramente criticati per l’aumento della Tari, hanno incontrato le associazioni di categoria per provare a ricucire. Ma in città, tra i presidenti dei Civ lo sconcerto è palpabile.
«A mancare totalmente è il dialogo e la progettualità condivisa», lamentano alcuni rappresentanti dei commerciati. Opinione diffusa è, infatti, che «l’unico modo per farsi ascoltare dall’amministrazione è scrivere sui social». Ad essere maggiormente in difficoltà, riferisce un presidente parlando con Libero, «sono le periferie dato che sono stati tagliati molti eventi. Così facendo, il numero di turisti è calato drasticamente». Così come ad essere calati sono i contributi destinati ai Civ: da 5-10 mila euro all’anno per ravvivare le vie della città, a zero. Zero.
L’ex assessore al Commercio delle giunte Bucci la leghista Paola Bordilli, in carica per 8 anni di fila -, interpellata da Libero, ha voluto stigmatizzare «con la massima durezza questo clima inquisitorio». L’esponente del Carroccio ha rivendicato «con orgoglio che, durante tutto il mio mandato, la vera ricchezza è stata fare del dialogo con chiunque - senza alcun vincolo politico, pregiudizio o tessera di partito - la stella polare del lavoro quotidiano». Il contrario di quanto sta dimostrando l’attuale giunta. Tutti i capigruppo dei partiti di opposizione (Fdi, Lega, Fi, Noi Moderati, Vince Genova e anche il gruppo misto) hanno firmato una nota durissima sulle pretese dell’amministrazione, parlando di «un metodo illiberale e “bulgaro” che la Genova democratica non può tollerare».
Per tutta la giornata di ieri la terra è tremata sotto i piedi della giunta. Per questo nel pomeriggio, l’assessore Beghin ha tentato di metterci una pezza, diffondendo una nota in cui si è detta «dispiaciuta» per il malinteso e auspicando «un confronto rispettoso dei ruoli». Ma il polverone sollevato rischia di costare caro alla grillina. Come noto, al sindaco dem non piace la pubblicità negativa: sarebbe quindi al vaglio l’ipotesi di chiedere un passo indietro alla Beghin. Regola numero uno a Genova: mai far arrabbiare Silvia Salis. Si rischia l’epurazione.