No, non è uno scherzo. Silvia Salis annuncia l'identità alias. Secondo la sindaca di Genova, che con un occhio guarda a porti ben più lontani, la tutela dei diritti Lgbtqia+ del Comune passa da badge, indirizzi email, strumenti di identificazione visiva. Ma anche abbonamenti alla piscina, ai mezzi pubblici o la tessera della biblioteca. Insomma, per la prima cittadina l'identità alias tutela i dipendenti comunali transgender. L'atto di indirizzo, proposto dall'assessora alle Pari opportunità Rita Bruzzone e approvato all'unanimità, impegna l'amministrazione a fornire un profilo alternativo associando il nome di elezione del lavoratore o della lavoratrice ai sistemi informativi interni e gli strumenti di identificazione.
Un provvedimento che verrà presto esteso anche ai cittadini. "L'adozione della carriera e dell'identità alias non è soltanto un dovere - sottolinea Bruzzone secondo quanto riportato dall'Ansa - ma è anche e soprattutto un chiaro segnale di riconoscimento, civiltà e rispetto che vuole tutelare le persone transgender all'interno del nostro ente e la cittadinanza nell'interfacciarsi con i servizi civici. Vogliamo che venga eliminato ogni ostacolo od occasione di disagio per le persone trans, sia sui luoghi di lavoro comunali che nell'accedere alle nostre strutture, di ogni tipo".
L'aspetto innovativo del provvedimento sta anche nell'estensione dell'identità alias ai rapporti con l'utenza esterna nei servizi caratterizzati da fruizione continuativa o ricorrente come biblioteche, musei, impianti sportivi e altri servizi di comunità. "Genova riafferma con forza il proprio impegno contro ogni forma di discriminazione e omolesbobiatransfobia - rimarca - e lo facciamo attuando i principi previsti dagli articoli 2 e 3 della Costituzione e gli articoli 1 e 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, che garantiscono la dignità e il diritto all'autodeterminazione di ogni persona in ordine al proprio orientamento sessuale e all'identità di genere".