Alla fine Giuseppe Conte si è dimesso dalla commissione Covid. Passaggio fondamentale per consentire la sua audizione in qualità di presidente del Consiglio in carica durante la pandemia. «In vista dell’audizione di domani mattina mi sono dimesso dalla Commissione Covid e spetterà a me, finalmente, parlare in modo da spazzare via tutto il fango. Se vorrete, potrete seguire i il mio intervento in diretta streaming: collegatevi domani alle 9.30 qui sui miei canali!», ha scritto ieri Conte sui suoi social, allegando l’atto di dimissioni. Peccato che si tratti dell’ennesimo grande bluff del leader pentastellato: da giorni è noto che oggi, data inizialmente individuata per ascoltare l’ex premier, non potrà tenersi la Commissione Covid. I lavori di Camera e Senato, infatti, si protrarranno senza sosta fino a domani, costringendo i parlamentari a restare in Aula per le votazioni. Per questo, il presidente della commissione Marco Lisei, dopo le dimissioni di Giuseppi, ha annunciato di aver sconvocato la seduta.
RICOSTRUZIONE
«Già la scorsa settimana i miei uffici avevano contattato la segreteria di Conte anticipando che sarebbe stato difficile tenere l’audizione il 4 e il 5 agosto. Pertanto, avevano chiesto altre disponibilità ed io stesso, nel corso dell’ultima seduta, avevo avvisato che sarebbe stato utile da parte del leader del M5S proporre altre date», ha spiegato in una nota il senatore di Fratelli d’Italia. Fino all’ultimo si è inseguito Conte per concordare un giorno utile: «Nella giornata di venerdì scorso i miei uffici hanno nuovamente contattato la segreteria di Conte, senza tuttavia ricevere disponibilità di altri giorni». Un tira e molla conclusosi ieri con la pantomima del capo del Movimento 5 Stelle che, guarda caso, dopo un mese di tentennamenti ha annunciato di essere pronto a parlare. Consapevole di non poter essere ascoltato. Nella sua nota, parlando dell’audizione di Conte, Lisei ha detto di aver «deciso di tentare di fissarla comunque il 4 agosto, ma come previsto non c’è materialmente spazio per una audizione che richiederà parecchie ore. I miei uffici - conclude il senatore - prenderanno ancora contatto con Conte per individuare altre date utili».
L’ex premier, con un gioco di prestigio, continua quindi la sua fuga. Uno stratagemma che sfrutta il calendario dei lavori parlamentari, ben consapevole che da questo weekend Camera e Senato chiuderanno i battenti fino a settembre. Arrivederci e grazie. Ma in Commissione non ci tengono a rimanere col cerino in mano. Sono già al vaglio le ipotesi alternative per evitare che il leader grillino si sottragga per un altro mese all’audizione. L’unica data disponibile prima delle vacanze estive sarebbe giovedì 6 agosto. Ma incastrare una commissione di molte ore risulterebbe assai difficile a causa di alcune votazioni in calendario. Per questo il presidente Lisei starebbe valutando di convocare la seduta lunedì 10 o martedì 11 agosto, nonostante la chiusura delle Camere. A quel punto la palla passerebbe a Conte che dovrebbe confermare la sua disponibilità a presentarsi. Ma non è da escludere che sfoderi una nuova contromossa dal mazzo.
TRUCCO
Una situazione paradossale a cui il centrodestra non vuole assistere in silenzio. «Giuseppe Conte si è dimostrato ancora una volta un bugiardo», ha attaccato la deputata di Fdi, Alice Buonguerrieri. «Aveva pubblicamente assicurato di essere disponibile a farsi audire in vari giorni, ma alla fine, la sua disponibilità si è ristretta ai soli giorni 4 e 5, date nelle quali sapeva benissimo che le Aule erano impegnate con sedute che prevedono delle votazioni e, dunque, è praticamente impossibile che una commissione bicamerale potesse svolgersi», ha aggiunto la componente della Commissione Covid. Sulla stessa linea la senatrice meloniana, Antonella Zedda che ha sfidato l’ex premier pentastellato: «Se ha davvero quel coraggio di cui si vanta, faccia come Bignami, rinunci all’immunità parlamentare prima di essere audito. Smetta di prendere in giro gli italiani».
RISSA
Non ci è voluto molto prima che lo scontro arrivasse in Parlamento. Dopo la notizia della sconvocazione della Commissione sono partite le accuse incrociate, con gli esponenti M5S che hanno attaccato Fdi. I toni si sono alzati a tal punto da costringere il presidente di turno della camera, Sergio Costa, a sospendere la seduta. Vano il tentativo poco dopo di riprendere i lavori: nonostante i continui richiami al gruppo M5S, che hanno portato anche all’espulsione del deputato pentastellato Leonardo Donno, si è resa necessaria una nuova sospensione dei lavori. In difesa del loro leader si sono mossi anche i grillini che siedono in Commissione. Per loro è «tanto vergognoso quanto ridicolo il circo messo in piedi da Fratelli d’Italia in merito all’audizione» poiché «Giuseppe Conte aveva già comunicato al presidente Lisei che sarebbe stato disponibile in varie date, anche diverse dal 4 e 5 agosto». Per i cinquestelle Alfonso Colucci, Stefano Patuanelli e Michele Gubitosa, «questo ennesimo scempio è solo l’ultima prova della volontà di usare la Commissione d’inchiesta per la propaganda di Giorgia Meloni», rimarcando la disponibilità del loro leader a parlare «da oltre due anni». Peccato che Conte si sia dimesso solo ieri...Dopo oltre due anni.