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Giuseppe Conte, ecco chi pagherebbe l'affitto della sua casa: mistero, sospetti e dubbi sul catasto

di Giacomo Amadori giovedì 6 agosto 2026

6' di lettura

Il legame dell’ex premier con la compagna Olivia Paladino non è solo sentimentale. Quest’ultima è, infatti, a tutti gli effetti la sua padrona di casa. La diafana dama è uno dei soci della holding di famiglia e da mesi, insieme con il padre Cesare e la sorella Cristiana ha messo in vendita il Grand hotel Plaza di Roma. Un gioiello con un valore stimato in oltre 300 milioni di euro. Le trattative per la cessione sono state avviate da alcuni mesi e, come abbiamo raccontato ieri, vedono coinvolto l’ex premier in veste di agente immobiliare (almeno nel racconto di Paolo Zampolli, uomo molto vicino a Donald Trump) o, quantomeno, di consulente legale. Ma la verità è che un altro degli immobili più prestigiosi della holding, oggi al centro di un articolato tentativo di messa in sicurezza attraverso una fusione intergruppo, è utilizzato dall’ex premier sia come dimora che come ufficio. Nel 2021 i giornali scrissero che a causa del Covid la holding della famiglia Paladino era andata in crisi e si era resa necessaria la cessione della casa-studio di Conte e della fidanzata. Una cessione dolorosa prevista dal progetto di ristrutturazione del debito dell’Immobiliare di Roma Splendido (proprietaria della palazzina) con alcuni istituti di credito e con gli istituti previdenziali e tributari. Un’operazione per la quale si stimava un incasso di 11 milioni di euro e che avrebbe dovuto essere conclusa entro il dicembre del 2023.

Da allora non è successo nulla. Se non che la Guardia di finanza, quando ha dovuto chiedere all’ex premier dei documenti, è andata a bussare proprio al primo piano di quella palazzina gialla, dove Conte ha uno spazioso ufficio arredato con gusto. Il resto dell’immobile è adibito ad abitazione di lusso ed è diviso in diversi appartamenti. Che sarebbero nell’esclusiva disponibilità della coppia e del personale di servizio. Anche se l’avvocato del popolo non ha mai spostato lì la sua residenza ufficiale. A quanto risulta a Libero, Conte occuperebbe quei lussuosi appartamenti in veste di gradito ospite e l’affitto sarebbe pagato da una delle società della holding della famiglia Paladino, la Unione esercizi alberghieri di lusso srl, che gestisce gli immobili del gruppo e ha un debito tributario di 30 milioni di euro (bilancio 2024). Ma non è chiaro se l’Uneal riceva un rimborso dalla coppia. Ieri abbiamo provato a chiederlo a Conte, ma senza ottenere risposta. In questo groviglio un punto fermo c’è: entrambe le società che garantirebbero, ognuna a proprio modo, un tetto all’ex premier non se la passano tanto bene.

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ASSET DI VALORE
La Splendido, messa in liquidazione a febbraio dopo anni di difficoltà, possiede 22 unità immobiliari, quasi tutte a Roma e una a Fiano romano. Il portafogli è composto soprattutto da negozi e magazzini; le abitazioni civili sono solo due (per complessivi 5 vani) e non sono quelle utilizzate da Conte. Ci sono poi un ufficio di 5,5 vani, 725 metri quadrati di locali commerciali e 261 a uso magazzino. A questi si aggiunge il Plaza per una rendita castale totale di 1,37 milioni di euro (il Grand hotel incide per il 94,3 per cento). Ma andiamo un po’ più nel dettaglio.

Nell’edificio dove risiede la coppia a 5 stelle l’Immobiliare Splendido è proprietaria di un grande negozio al piano terra (162 metri quadrati spalmati su tre civici). Nella parte sinistra ha un appartamento inquadrato come negozio (di 75 metri) e qui dovrebbe trovarsi l’ufficio di Conte. Sul campanello non compare nessun nome. Nella parte destra della palazzina risultano intestati all’Immobiliare due negozi che si trovano al secondo e al terzo piano (rispettivamente di 199 e 176 metri quadrati), mentre al quarto e al quinto ci sono i già segnalati 5,5 vani accatastati a ufficio. Sul citofono solo i nomi di tre società del gruppo e, tra queste, anche l’Immobiliare Splendido.

Lo stabile, come già sottolineato, è uno degli asset più preziosi della società e quell’affitto pagato tra aziende dello stesso gruppo, in caso di fallimento della società in liquidazione, potrebbe essere considerato un mancato introito o più tecnicamente una distrazione. Infatti un vero inquilino per quelle mura dovrebbe versare non meno di 150.000 euro l’anno, portando il mancato guadagno a circa 750.000 euro solo nell’ultimo lustro. Soldi che certamente Conte non deve versare, anche se probabilmente offre gratuite consulenze legali, come è successo nella trattiva in corso per la cessione del Plaza. Un’attività che gli dovrebbe consentire, da bravo legale qual è, di comprendere appieno la problematica situazione della holding della compagna, un gruppo assediato dai debiti e il cui destino appare appeso alla vendita dell’albergo.

Eppure il continuo ricorso alle rottamazioni e il mancato pagamento delle imposte correnti non sembrano suscitare in Conte la stessa indignazione che, in passato, ha mostrato nei confronti dell’imprenditrice ed ex ministra Daniela Santanché. I bilanci delle società del gruppo sono stati regolarmente redatti in base a norme civilistiche, ma nei documenti d’accompagnamento tutte le valutazioni sono state fatte nella prospettiva della continuità aziendale, una linea che escluderebbe la messa in liquidazione delle società del gruppo. Cosa che, invece, è successa lo scorso febbraio.

Per quanto riguarda l’Immobiliare Splendido, l’ultimo bilancio disponibile è quello relativo al 2024 che registra un risultato d’esercizio negativo di 15,4 milioni di euro e perdite complessive per 49 milioni di euro. Un conto a cui bisognerà aggiungere un ulteriore «rosso» da 4,8 milioni del 2025. Il patrimonio netto risulta, però, positivo grazie alla rivalutazione del Plaza a un valore superiore ai 283 milioni. Un’operazione che è stata resa possibile grazie al decreto legge 23/2020, emanato dal governo Conte 2, il cosiddetto Decreto liquidità. Una rete di protezione che non è bastata a mettere a posto i conti. La perdita di 15 milioni è stata generata dagli importanti ammortamenti sugli immobili non coperti dai ricavi e dall’accantonamento al fondo rischi di 10 milioni per una causa inerente il recesso dell’ex socio non dell’Immobiliare Splendido, ma della sua gemella l’Agricola Monastero Santo Stefano Vecchio srl (pure lei messa in liquidazione e al centro di un recentissimo progetto di fusione per incorporazione tra società che nel 2025 hanno accumulato circa 10 milioni di perdite complessive).

Tra i crediti ben 29 milioni sono verso società del gruppo, mentre 23 milioni di debiti sono dovuti all’Erario. In questo c’è una «piccola» differenza: i crediti sono stati iscritti tra le immobilizzazioni finanziarie (quindi si tratta di fondi non rapidamente esigibili), mentre i debiti dovevano essere liquidati entro la fine del 2025. Anche l’ultimo bilancio pubblico dell’Uneal è relativo al 2024 e si è chiuso con una perdita di oltre 3,7 milioni che, sommata a quelle precedenti, porta il totale a oltre 33,7 milioni. Nel documento il patrimonio netto risulta negativo per oltre 11,7 milioni nonostante le rivalutazioni per più di 16,8 milioni effettuate negli anni. La seconda, pari a quasi 4 milioni, è stata effettuata in forza del già citato Decreto liquidità targato Conte. Il totale delle perdite 2020-2021-2022 ammonta a 14,9 milioni ed essendo il patrimonio netto negativo avrebbero dovuto essere coperte tra il 2025 e il 2027. Un’impresa difficile per una società che continua a generare passivi.

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OPERE D’ARTE
Nel bilancio è finita anche una voce curiosa, quella relativa ad alcune opere d’arte del valore di 3,5 milioni, detenute a «scopo di rappresentanza». Ma è tra i debiti che si annida la notizia più negativa. Quelli tributari ammontano ad oltre 30,7 milioni, di cui 1 in scadenza nel 2025 e gli altri 29,7 milioni negli anni successivi. Ragionevolmente la società sta procedendo con la rottamazione, ma nulla viene specificato in proposito. Con una società così indebitata e con simili perdite suona un po’ stonato il compenso all’amministratore unico Cesare Paladiino, un assegno da 473.675 euro annui. Il manager, a verbale, lamenta che il cattivo risultato deriverebbe anche dall’aumento del canone d’affitto del Plaza versato all’Immobiliare Splendido, passato da 2 a 4 milioni di euro. Senza questo incremento le perdite per la società che possiede casa Conte sarebbero schizzate da 15,4 a 17,4 milioni.

Chissà se tra gli immobili che hanno visto crescere il valore di locazione c’è anche la dimora dell’ex premier. Ma su questo non ci sentiamo di scommettere. Ieri abbiamo provato a chiedere delucidazioni a «Giuseppi» sulla vicenda, a partire dall’accatastamento apparentemente non corretto del suo domicilio. Gli abbiamo domandato a quanto ammonti il costo della locazione di casa e ufficio e chi lo copra e se sia vero che a pagare per lui e la compagna sia l’Uneal, società con sostanziosi debiti tributari. L’ex premier, così solerte nell’esigere risposte dagli altri, in questo caso, ha preferito rintanarsi in un ostinato silenzio.

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