A sinistra hanno un talento naturale per la fisica quantistica applicata alla politica: riescono a vivere contemporaneamente in due realtà parallele. Per mesi abbiamo assistito a uno spettacolo surreale che ha seguito l’attentato al conduttore di Report Sigfrido Ranucci. Dramma trasformato d’emblée nella prova regina di un inesistente «regime autoritario» guidato da Giorgia Meloni. Questo perché nella narrazione antigovernativa la bomba sotto casa del giornalista doveva essere l’automatico frutto di un «clima d’odio» alimentato dalla destra al potere, o addirittura il caso principe di «mandato morale» per colpire i giornalisti considerati scomodi.
Poi con la confessione di Valter Lavitola e lo scrupoloso lavoro degli inquirenti, il castello di carte delle insinuazioni è crollato. Ora è emerso, ovviamente, che l’esecutivo non c’entrasse nulla, e, tra l'altro, stanno venendo a galla inquietanti retroscena, compresa una telefonata di ben due ore tra il conduttore di Report e lo stesso Lavitola il giorno della perquisizione per concordare la versione da fornire.
Ma di fronte a una verità giudiziaria che li smentisce clamorosamente, cosa fanno a sinistra? Invece di chiedere scusa, rilanciano. Con una sfrontatezza senza vergogna, Ranucci ha postato su Facebook un intervento del responsabile Informazione dem Sandro Ruotolo con la seguente dida: «Il governo chiede la mia sostituzione, il Pd denuncia alla Commissione Ue».
In pratica, l’europarlamentare ha annunciato di aver interagito con la vicepresidente esecutiva della Commissione europea Henna Virkkunen «per richiamare la sua attenzione sulle ripetute dichiarazioni del vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini» contro il conduttore di Report, «storico programma di giornalismo d’inchiesta del servizio pubblico radiotelevisivo italiano, e sulla richiesta rivolta alla Rai di sospenderlo dalla conduzione del programma. La questione - burocraticheggia Ruotolo - riguarda direttamente l’indipendenza del servizio pubblico e l’applicazione dell’European Media Freedom Act». Salvini, è reo di aver chiesto la sospensione di Ranucci dalla conduzione del programma almeno fino a quando non sarà fatta chiarezza in tribunale.
Secca la risposta alla sinistra da parte del deputato FdI Salvatore Deidda, che ha depositato un’interrogazione parlamentare rivolta ai ministri dell’Economia e delle Imprese, sostanzialmente, per ribaltare la situazione: «Sì, la libertà di stampa è sotto attacco. C'è solo un piccolo dettaglio che la sinistra omette di dire: a calpestare quotidianamente l’European media freedom act sono proprio la redazione di Report, il suo conduttore e il Movimento 5 Stelle».
L’eurodeputato di FdI Carlo Fidanza in un video Instagram, ha invece ricordato un aspetto paradossale. Ruotolo, con il sostegno di eurodeputati come Alessandro Zan ed Alessandra Moretti, guidava la fronda dem degli accusatori del governo, imbeccati dalla segretaria Elly Schlein che al Congresso dei Socialisti europei ad Amsterdam disse: «La libertà di parola è a rischio quando l’estrema destra è al governo». Ruotolo implicò: «Non è un caso isolato». Di stesso avviso Zan: «L’attentato dimostra che l’Italia ha un problema con la libertà di stampa che è sotto attacco». Ancora più esplicita Moretti: «Quando si trasforma un giornalista in un bersaglio pubblico prima o poi qualcuno penserà di poter colpire anche fuori dallo schermo. E spesso è la politica ad accendere la miccia». La politica di destra, ovviamente. Del resto è la strategia comunicativa più consolidata: la miglior difesa è l’attacco. Così si appellano alla Commissione Ue per far dimenticare a tutti delle impalcature ideologiche che avevano costruito all’epoca.
Non è il governo che oggi cavalca le evidenze del caso Ranucci, sono loro che lo trasformarono con i gessetti ancora per terra in una cassa di risonanza per mettere in cattiva luce l’Italia. Ogni tanto un bagno di umiltà e di verità farebbe davvero bene a questa sinistra, capace soltanto di fare propaganda sulla pelle delle istituzioni e di screditare l’Italia all’estero quando le proprie bugie vengono spazzate via dai fatti.