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Tasse, bollette, contratti: le priorità di Giorgia nell'agenda d'autunno

di Antonio Castro domenica 16 agosto 2026

3' di lettura

È fitta l’agenda d’autunno del governo. Non è ancora stato scavallato agosto che Giorgia Meloni, intervistata dal quotidiano finanziario Mf, mette in colonna le priorità dell’esecutivo. A cominciare da quelle economiche che faranno da scivolo verso la tornata politica delle elezioni politiche del 2027. Tra i capitoli più complicati (per il reperimento delle risorse necessarie) l’intervento per ridurre le tasse. Dopo gli interventi per i redditi sotto i 50mila euro, Meloni ribadisce: «Vogliamo fare certamente di più per alleggerire ancora il carico fiscale sul ceto medio, che sostiene l’Italia e va premiato».

È infinito l’elenco di priorità e impegni. A cominciare dagli interventi di sostegno a imprese di famiglie. Senza dimenticare l’indispensabile «tamponamento della fiammata energetica». E non solo al distributore - come già è stato fatto con gli interventi per ridurre le accise - ma anche sulle possibili ripercussioni che a settembre rimbalzeranno, si teme, sulle bollette degli italiani.

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Importante, certamente, trovare il modo di «incrementare il potere d’acquisto degli italiani». Meloni rammenta che oggi il Pil pro capite è «aumentato, rispetto al 2022, di 4.500 euro». Ma ancora non basta. «C’è spazio per fare meglio». L’intento già anticipato è di proseguire sui rinnovi contrattuali così da recuperare quell’erosione indotta dal costo della vita che ha ridotto il potere d’acquisto. La trattativa aperta tra organizzazioni delle imprese e sindacati è già avviata. Il governo intende accelerare. Così da puntellare la crescita economica.

L’Italia è riuscita ad ottenere dai burocrati di Bruxelles una maggiore flessibilità pari a 14 miliardi «che in molti pensavano impossibile ma che invece abbiamo centrato» facendo valere «l’interesse nazionale». Grazie alla flessibilità ottenuta («concessa per gli impegni della difesa e estesa all’energia») al nostro «Paese nei prossimi 2 anni» che così «potrà mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi sulle famiglie vulnerabili e sulle imprese». Ma c’è dell’altro. Con la Commissione europea «verificheremo la possibilità di utilizzare queste risorse per incentivare lo sviluppo e l’acquisto di tecnologie prodotte in Italia e in Europa, per sostenere il nostro tessuto produttivo e rafforzare la nostra competitività».

Certo «c’è da continuare» a garantire «la stabilità. Che l’esecutivo ha assicurato permettendo all’Italia di affrontare con maggiore sicurezza quella che è la più difficile congiuntura degli ultimi decenni». La presidente del Consiglio ricorda che quando il suo governo si è insediato «i titoli di Stato erano a un passo dall’essere declassati a livello “spazzatura” e lo spread era a 240 punti, tre volte più alto dei valori attuali. Oggi il quadro è molto diverso. L’economia italiana sta tenendo bene. E i dati dei primi due trimestri 2026 sono incoraggianti, con una crescita dell’1% rispetto ad aprile-giugno 2025 e una progressione acquisita per il 2026 dell’0,8%», scandisce Meloni.

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Ma c’è pure da archiviare un antico tabù. E accelerare il ritorno ad un nucleare di nuova generazione così da integrare il mix energetico italiano. Sganciando il Paese dalla dipendenza da Paesi politicamente instabili nostri fornitori (Russia e Medioriente prima di tutti). Tra le altre partite in ballo c’è sicuramente l’attenzione su Mps. «Tornata in salute». E diventata «il pezzo pregiato su cui si concentrano le attenzioni. Mi auguro», avverte Meloni, «che dalle dinamiche di mercato possa emergere un sistema ancor più solido e concorrenziale».

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