È agosto inoltrato e fa caldo. Nessuno lo nega, nessuno cerca di nascondere l’afa sotto il tappeto. Al massimo fuori dalle finestre, chiuse, di quelli che ancora pensano che il condizionatore d’estate si possa accendere per evitare fastidi. Qualora però, proprio nel giorno di Ferragosto, dopo una grigliata nei boschi o sotto l’ombrellone dei bagni Carlotta, vi dovessero capitare tra le mani le pagine di certi quotidiani, a quel punto il rischio di malore si farebbe improvvisamente più concreto.
Ad esempio, se scorrendo sovrappensiero le pagine di Repubblica l’occhio cadesse su quello che appare come il racconto di un 15 agosto all’italiana - stile racchettoni e cornetto sul bagnasciuga - si verrebbe invece colti in contropiede dall’affabulazione su un mondo, il nostro, prossimo all’estinzione. Non che il quotidiano abbia scoperto l’imminenza di un conflitto nucleare definitivo, che in un contesto di severe ostilità internazionali sarebbe senza dubbio una nuova a cui prestare orecchio: la notizia è che a Ferragosto fa caldo, e che per ciò moriremo tutti.
Questa parafrasi del racconto di Antonio Scurati sul quotidiano fondato da Scalfari, non è particolarmente eccessiva né fuorviante, dal momento che più di una volta, a partire dal titolo della doppia paginata, viene adombrata l’ipotesi dell’Apocalisse. Di ombra, tuttavia, Scurati ne offre ben poca, visto che quello di sabato potrebbe essere «l’ultimo Ferragosto dell’umanità» se, come suggerisce l’autore, non si coltiva «la sottile angoscia che avvelena questi giorni». Un’angoscia fatta di «bagnanti accasciati sui loro lettini» che diventano «bare a sarcofago aperto» in un supremo esercizio d’incorniciamento concettuale: in spiaggia, da che mondo è mondo, la gente ci va proprio con l’intenzione di abbandonarsi a quel languore che ricorda la morte.
Una lettura condivisa dall’infosfera sinistra che attraverso la penna di Scurati s’arricchisce di pittoresche circonvoluzioni e viaggi fantastici: l’insofferenza verso gli immigrati diventa una valvola per dar sfogo all’angoscia provocata dal caldo, addirittura la crisi di Ceuta, con la conseguente sospensione di Schengen, sarebbe uno specchietto per le allodole strumentale alla censura del discorso sulla crisi climatica. E l’ecoansia diventa «la sola forma di lucidità», il che può anche essere vero se il campione sono le vittime d’insolazione. La stessa eco -ansia per la quale anche la collega di Scurati, Annarita Briganti, dice di non riuscire a dormire, appena prima di confessare - a questo punto si suppone con intenzione ilare - di tenere il condizionatore spento pur possedendolo.
Il suggerimento per la prossima estate potrebbe dunque essere quello di accenderlo, il condizionatore, per evitare di diventare mezzi attivi di propaganda del terrore psicologico su quella che è una condizione riconosciuta e che proprio nel suo riconoscimento diventa gestibile. E per gestirla al meglio sarebbe utile una stanza ben condizionata dove le idee possano evitare tale pantano ideologico.