Qui s’impone ormai un tema di rilevanza politologica: la nuova via alla leadership di Elly Schlein. Si tratta, a tutti gli effetti, di una leadership fantasmatica. No, non come da tradizione recente della sinistra, fate attenzione: qui la sparizione è voluta, il nascondimento è ostinatamente praticato. Elly non c’è, Elly non parla, Elly non posta (se non per gli anniversari degli eventi luttuosi e per dichiarare fake un video che la ritraeva in amabile conversazione con Vannacci, che già sarebbe stato qualcosa). E forse i primi ad essere contenti dell’estate desaparecida della segretaria sono i capicorrente del Pd, che vorrebbero prolungare all’infinito questo agosto vacante, prima ancora che vacanziero.
L’ATTACCO
Certamente, a snidare il tema auto-dichiarandosi “rompiscatole” è stato il deputato e responsabile dell’organizzazione di FdI Giovanni Donzelli, che ha aperto la tappa del tour “Bar Italia” di Alba Adriatica con l’interrogativo assurto ormai ad assillo esistenziale: «Qualcuno ha più visto Elly Schlein?». No, in effetti, Elly latita, Elly la puoi evocare solo per negazione, Elly come la Godot della politica d’estate italica, la nominano i militanti spaesati, la coccolano gli editorialisti orfani, il bisillabo risuona a ripetizione nei talk-show agostani, ma lei non appare mai.
Dal 6 del corrente mese, precisa il rompiscatole e pignolo Donzelli, giorno di chiusura lavori alla Camera. E gli viene persino troppo facile ricordare «l’estate militante» dei «vecchi comunisti», gente che brancolava nell’abbaglio totalitario della Storia, ma perlomeno con i piedi piantati (dialetticamente, avrebbe detto il vecchio Marx) nella realtà, gente che metteva la salamella sul fuoco alla Festa dell’Unità e si animava per il lavoro, il conflitto di classe, la condizione operaia in fabbrica (luogo oggi bandito dall’agenda di Elly in quanto bieco produttore di emissioni, ché gli operai se non hanno più pane possono ben cibarsi di brioche). Tutto antiquariato novecentesco, adesso c’è l’estate imboscata, discreta, fuggitiva di Elly. Lei piu che con Marx sta con Francis Scott Fitzgerald: «Le serate estive sono come tesori nascosti».
E via allora, dove non si sa, in ogni caso lontano da quella cosa impegnativa, noiosa, fondamentalmente triste che è la politica. E lontano anche dalla salamella e da quel residuo reazionario dell’era fossile che è la carbonella, molto meglio ordinare un piatto di tofu da asporto nel proprio buon retiro, consegnato dal rider a cui Elly è talDonzelli, che forse è più prosaico ma ha il vizio di stare aggrappato ai numeri, quantifica l’esperimento politico-filosofico: «Sono andato a curiosare sui suoi appuntamenti e ho visto che il primo appuntamento pubblico sarà il 6 settembre. Un mese intero in cui è sparita dai radar».
A qualcuno nei pressi di Largo del Nazareno, scommettiamo, parrà pure troppo poco. Intanto, Giuseppe Conte imperversa, conciona su materie che conosce quanto l’aramaico (il costo dei carburanti), parla dei bambini di Gaza anche alla sagra di Canicattì, addossa al governo la colpa del caldo e probabilmente pure quella delle guerre puniche. È la gara tra l’estate a ruota libera di Giuseppi e l’estate refrattaria di Elly, tra il populismo in pochette e l’elitismo a braccetto con l’armocromista di fiducia (sbagliare il colore del bikini è un peccato ideologico grave, in era schleiniana, quanto aprirsi a derive socialdemocratiche in era comunista, è deviazionismo da spiaggia). Certo, dopo il mese non militante di Elly, sarebbe buona cosa, punzecchia Donzelli, evitare «la pantomima sugli italiani che non possono permettersi di andare in vacanza». Ma forse è lui che non ha colto il nuovo modello della gauche à là Elly: il Marchese Conte Piermatteo Barambani di Fantozzi contro tutti. Parafrasando il suo immortale aforisma: in vacanza siamo tutti uguali, cari inferiori.