Scusate, vorremmo prendere la parola giusto un attimo prima che il contiano “Io? Mai stato wokista!” divenga ufficialmente quel che fu il veltroniano “mai stato comunista”: una solenne presa in giro acquisita come ovvietà del dibattito pubblico. Mentre il ceto politico-intellettuale di sinistra si affanna a riporre l’uniforme arcobaleno in soffitta e a raccontarsi preoccupatissimo per i salari degli operai e il carico fiscale delle partite Iva (alle loro spalle James, il domestico filippino, si contorce dalle risate), vorremmo far notare che qui si aggira un vecchio, vecchissimo, tutto novecentesco trucco della Ditta.
È il ritorno spettacolare della “doppiezza” comunista, il nucleo metodologico immutato: non esiste la verità, esiste il suo adeguamento perenne alla propaganda, la riscrittura della Storia in nome delle ragioni, elettorali in primis, della cronaca. Cambia la qualità degli attori, Togliatti che imbastisce ossimorici ponti lessicali tra lo stalinismo e la democrazia è la tragedia, la corsa a rotta di collo dei vari Gori & Casalino giù dal carro del Pride permanente è commedia purissima. L’invariante è lo schema: la Storia mi sopravanza e mi sconfessa, ma io ho sempre sentenziato di averla dalla mia. Quindi simulo un aggiornamento al suo corso, arrangio qualcosa a metà tra un’autocritica e un nuovo racconto, per rimanere politicamente in vita e portare avanti la medesima agenda. Il segretario del Pci, che poche settimane prima aveva brindato compiaciuto alla sanguinaria repressione sovietica della rivolta ungherese, nel dicembre 1956 propugnò ufficialmente la «via italiana al socialismo».
Nella dichiarazione d’intenti, l’accettazione della cornice costituzionale e parlamentare per perseguire l’obiettivo (il quale non cambiava: il superamento del capitalismo). Che però conviveva quotidianamente col riferimento e la subordinazione agli interessi della politica estera dell’Urss, il Paese totalitario che guidava il sistema di alleanze alternativo a quello in cui era inserita l’Italia. Altro giro di ruota rosso, altra circonlocuzione ardita: quando Enrico Berlinguer lancia l’ “eurocomunismo”, pare il taglio ombelicale con tutta una tradizione, tutt’ora celebrato dalla storiografia e dalla pubblicistica amiche.
CONTORSIONI LESSICALI
Peccato che anche in questo caso non si andò oltre il tatticismo lessicale e la dilatazione improbabile del significato, come emerse dalle parole dello stesso Berlinguer quando affermò che «il Pci era un figlio della rivoluzione d’ottobre, ma adulto e autonomo» o quando chiarì in un’intervista a Eugenio Scalfari che il punto di discussione era «in quale modo superare il capitalismo». Ancora una volta, l’obiettivo in cima all’agenda non era rimosso. Si cercava semplicemente di sopravvivere alla fiumana della Storia, che stava già travolgendo la casa madre. La stessa Terza Via ipotizzata sulle macerie del Muro di Berlino (o meglio, l’importazione alle nostre latitudini di qualcosa che aveva un senso nel cosmo anglosassone, leggi Clinton&Blair) era un illusionismo, il tentativo di salvare quello che era già diventato il ferrovecchio della socialdemocrazia europea escogitando un’improbabile sintesi tra il libero mercato e la volontà di imbrigliarlo. Per dire la credibilità e l’effettiva novità dell’impostazione, dalle nostre parti avrebbe dovuto guidarla Massimo D’Alema, più che un politico il riassunto vivente della storia comunista di cui sopra, dei suoi contorcimenti linguistici, delle sue contraddizioni dottrinali, della sua atavica, inguaribile, ontologica doppiezza.
Bene, se l’autoritarismo Woke è stata la maniera post-moderna di riaprire la battaglia contro la modernità, contro il capitalismo come sistema economico, contro l’Occidente come orizzonte culturale, contro la libertà individuale come diritto inalienabile (e lo è stato, eccome se lo è stato, a partire dall’idea distopica di “cancellarci” come civiltà), non pensate che sia finita. Non pensate che non sia all’opera la doppiezza tipica della casa, non pensate che smetteranno di prendersela con l’uomo bianco (il colpevole perfetto per costoro, ci avvisava il filosofo Pascal Bruckner, e non si metteranno improvvisamente ad assolverlo), col patriarcato immaginario (mentre coccolano l’unico esistente, dicesi islamico), con l’Occidente colonialista (oggi colonizzato in casa propria). Semplicemente, è una de-stalinizzazione 5.0, fingono di ripudiare la stagione più violenta, ma rimangono comunisti 5.0. Rimangono gli Lgbt per Gaza, figure che sguazzano nel non-senso, wokisti incalliti.