C’è una domanda che in pochi si sono fatti in questi anni di dominio quasi incontrato del «pensiero unico»: il cosiddetto «politicamente corretto» è in linea con i principi e i valori della nostra Costituzione? Molto significativa è la circostanza che a non porsi questo interrogativo sia stata proprio la parte politica che ha brandito la Carta come una sorta di clava, o arma impropria, per mettere fuori gioco e delegittimare, in modo strumentale e falso, i propri avversari, trasformati così in nemici politici e finanche in esseri abietti moralmente. Che non si trattasse di una domanda peregrina lo dimostra ora, con ragionamenti stringenti e una notevole padronanza di testi e documenti, Ginevra Cerrina Feroni, ordinario di Diritto Costituzionale all’Università di Firenze e vicepresidente dell’Autorità volta a tutelare la privacy, in un libro uscito da Rubbettino con la prefazione postuma di Natalino Irti: Il pensiero conforme. Per una critica costituzionale del “politicamente corretto.
Il libro di Cerrina Feroni si mantiene su un livello scientifico, ma è di facile lettura. Non c’è dubbio però che le conclusioni a cui esso giunge siano importanti anche per il dibattito politico sul woke, riaccesosi in questi giorni dopo la presunta presa di distanza proprio di coloro che a sinistra se ne sono fatti paladini per un lungo lasso di tempo, a cominciare dalla deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez fino ad arrivare in Italia al leader dei Cinque Stelle Giuseppe Conte. In effetti, il politicamente corretto, portato alle estreme conseguenze, non nega solamente lo spirito della Costituzione, ma è in contrasto palese proprio con uno degli articoli portanti dell’impianto della carta fondamentale del nostro Paese: quell’articolo 21 che afferma solennemente che «tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di discussione». Con il trionfo del woke si è invece costruita, per la studiosa fiorentina, «una rete di tabù, di parole proibite, di pensieri indicibili che ha delegittimato il dissenso». Si è così dimenticato che «la libertà di espressione non vale solo per le idee che ci piacciono. Vale, soprattutto, per quelle che ci disturbano».
MORALISMO POLITICO
Questo evidente principio liberale, che informa la nostra Costituzione, è tanto più sorprendente quanto più si riflette sul fatto che le forze politiche che contribuirono alla sua stesura per molti aspetti liberali non erano proprio. Ci fu però allora una felice convergenza di interessi dovuta sicuramente al ricordo vivo di quel che era stata la dittatura fascista, ma anche alla realistica constatazione della pluralità delle culture politiche sopravvissute al regime e alla necessità che ognuna di loro non fosse ostacolata nella lotta politica successiva.
Comunque sia, il risultato è stato quello della nostra democrazia che, fra mille difetti e torsioni, ha garantito libertà di parola e pluralismo competitivo delle idee. Quel che desta ancor più meraviglia, agli occhi dello storico, è come il politicamente corretto abbia potuto crescere e fortificarsi anche in un Paese come il nostro ove la sinistra si è caratterizzata per lungo tempo per la forte adesione al realismo politico. Probabilmente ciò è avvenuto per la necessità di recuperare una tensione ideale dopo l’esaurirsi di quella che Enrico Berlinguer definì la spinta propulsiva della Rivoluzione d’Ottobre.
A quel punto il moralismo politico, che oltre a celare ipocritamente inconfessati sentimenti di potere, serviva a ricostituire una comunità di idee che andava sfaldandosi, evitò agli ex comunisti di fare i conti con il loro passato e con il fallimento del Dio a cui avevano creduto. Fu a sinistra la rivincita, per così dire, della cultura politica del piccolo e defunto partito d’Azione su quella comunista ormai non più spendibile. Eugenio Scalfari con la sua Repubblica e con l’intervista a Berlinguer sulla “questione morale” svolse il ruolo di traghettatore, mentre Mani Pulite e la critica alla Casta avrebbero più tardi fatto il resto. Su questo tronco di antipolitica e moralismo politico, il woke si è inserito a meraviglia. È una storia recente di cui i Cinque Stelle sono stati parte integrante. Un tratto di penna non può certo cancellare il loro passato.