"Meloni autocelebra il suo governo ma festeggia quattro anni di disastri". Chi lo ha detto? Giuseppe Conte? Elly Schlein? Fuochino: è il titolo di prima pagina del Domani, il quotidiano diretto da Emiliano Fittipaldi ed edito da Carlo De Benedetti che per un giorno, quello del primato di permanenza di un premier italiano a Palazzo Chigi realizzato da Giorgia Meloni, si concede il lusso di superare a sinistra Repubblica e Fatto quotidiano e trasformarsi in megafono dei leader delle opposizioni. Anzi, di amplificare fino al parossismo le accuse che i capi di Pd, M5s e Avs hanno rivolto all'esecutivo. Un quantitativo da record (guarda caso) di fango e veleno, tutto insieme e tutto in due pagine e una manciata di articoli.
Dopo la prima pagina, con tanto di foto del palco di Bari vuoto, ovviamente, quasi a simboleggiare il fallimento, ecco una bella doppia pagina, 2 e 3, tutta dedicata a demolire premier e governo. Siamo dalle parti della "Character assassination", per dirla alla Sigfrido Ranucci.
A dettare la linea è Giulia Merlo, con il pezzo che del lotto dovrebbe essere quello di "cronaca". Figuratevi il resto. "Meloni fa festa a Bari con il fantasma delle riforme mancate". Si legge: "Tra promesse e rivendicazioni, la leader lancerà la corsa al voto. Ma su di lei pesano i fallimenti su autonomia, premierato e giustizia"
Per Pietro Ignazi, politologo e opinionista, "la stabilità del governo è una palude asfissiante". Meglio, sicuramente, l'instabilità della Prima repubblica o i salti della quaglia stile Conte, due governi in due anni con due maggioranze opposte. O la stabilità dei tecnici, dei professori, dei Mario Draghi, delle grandi coalizioni e dei governi di salute nazionale (e dei veti incrociati). D'altronde, il 27 luglio 2022 all'indomani della caduta di SuperMario, era stato proprio l'Ingegnere De Benedetti a lanciare l'ideona di una "logica da CLN" per arginare l'ascesa di Meloni e destre. Un'eventualità che avrebbe condotto, ammoniva l'editore, a "una catastrofe", "all'isolamento internazionale" a "una recessione severa in arrivo". Alla luce della profezia del grande capo, la "palude asfissiante" di Ignazi sembra quasi una promozione.
A pagina 3, brilla poi il titolo cubitale "Quattro anni disastrosi", per far entrare il concetto in testa anche ai lettori più duri di comprendonio. E due articoli a corredo, sotto il nefasto cappello introduttivo: "Oltre il record di occupati, il lavoro resta povero" e "L'equilibrismo non paga, la fine dell'illusione Usa". In fondo poteva andare peggio, poteva piovere. Chissà mai che il meteo regali l'unica gioia stasera a Bari agli anti-Meloni.