La nota della delegazione del M5S al Parlamento europeo si limita a prendersela con Ursula von der Leyen. È colpa sua, secondo gli europarlamentari pentastellati, se Afd avanza in Germania: «Le politiche di riarmo, unico vero obiettivo programmatico della Commissione, sono un suicidio». Perché le conseguenze della caccia agli armamenti sono «salari da fame, precarietà dilagante, costo della vita insostenibile, bollette alle stelle, deindustrializzazione». Fin qui, nulla di nuovo: è il cavallo di battaglia del Movimento dall’inizio del conflitto in Ucraina. Peraltro contestato apertamente, e questo è significativo, da Filippo Sensi, senatore dem di area riformista: «Burro e cannoni è una falsa alternativa. Truffaldina. E gli argomenti utilizzati dal M5s sono, purtroppo, utilizzati anche da alcuni dei nostri. Se pensiamo di rifugiarci dietro gli slogan, sbagliamo. Se per spiegare perché la gente vota Afd rispondiamo che è per il riarmo vuol dire che non abbiamo capito niente». La novità, semmai, è che per il capo politico degli ex grillini, Giuseppe Conte, il terremoto politico nella Germania orientale è anche colpa di Giorgia Meloni. Per la premier italiana il leader del M5S ipotizza l’accusa di complicità: «Ha sottoscritto, ha contribuito, indirettamente a tutto questo sottoscrivendo un piano di riarmo europeo». Così adesso l’Unione europea si trova davanti alla prospettiva «di una superpotenza militare con arsenali pieni di armi e una Afd che rivendica il governo del Paese».
IL NODO RIARMO
Un ragionamento un poco contorto, visto che più o meno nello stesso momento uno dei leader della formazione tedesca, Tino Chrupalla, si scagliava contro il sostegno di Berlino all’Ucraina, che l’altra faccia della medaglia del programma di riarmo europeo: «La gente è stufa. Vede che stiamo trasferendo miliardi dei nostri soldi delle tasse all’Ucraina. Di fatto spedendo il gettito fiscale all’estero invece di utilizzarlo per la nostra popolazione». Parole simili, a ben vedere, a quelle utilizzate, su Kiev, proprio dal M5S. Un sintomo del cortocircuito innescato nel “campo largo” dal voto tedesco. Dove ognuno ha la sua diagnosi per l’avanzata di Afd. Prendiamo Sandro Ruotolo, europarlamentare del Pd, quindi del gruppo dei Socialisti e democratici che sostiene la presidente della Commissione von der Leyen: «Dobbiamo capire perché l’estrema destra cresce». Lui l’ha capito: è colpa del centrodestra europeo. Perché non si può «fermare l’estrema destra inseguendola sul terreno dell’immigrazione, dei diritti e delle minoranze. Quando la destra democratica copia l’estrema destra, non la indebolisce: la legittima. E l’Italia non è immune». E le responsabilità dell’ala sinistra della “maggioranza Ursula”, come invece denuncia il M5S? Omissis.
PSOCODRAMMA PROGRESSISTA
Invece per Chiara Braga, capogruppo del Pd alla Camera, ha ragione Conte: «Quel voto è regionale, ma ha un impatto enorme sulla direzione di marcia della Germania. Pensiamo alla gestione dell’immigrazione. Questo dovrebbe preoccupare il governo di Meloni». La tesi è questa: la premier italiana «vuole assecondare il disegno che partiti come Afd hanno di indebolire l’Europa e tornare ai nazionalismi o è pronta a prendere una posizione chiara a difesa dell’Europa, che l’unica strada possibile per rafforzare gli strumenti di posizione?». Insomma, per la presidente del Consiglio «non è più il momento di essere ambigua». Una narrazione in serata rafforzata dalle parole di Francesco Boccia, capogruppo dei senatori dem: «Salvini parla di “trionfo clamoroso” e di “un’altra Europa è possibile”; Tajani di “pessima notizia”: Meloni sta con Salvini o con Tajani? Qual è l’Europa della destra che governa l’Italia?». Il suo collega di partito Andrea Orlando, ex ministro della Giustizia e adesso leader dell’opposizione in Regione Liguria, sceglie invece la terza via: se la prende con i socialdemocratici tedeschi, l’Spd, alleati del cancelliere tedesco Friedrich Merz e anche loro appartenenti a Strasburgo alla famiglia europea dei Socialisti e democratici: «In Germania l’Spd è al governo e continua a esprimere un’impostazione fortemente legata al rigore. Rispetto al rischio di deindustrializzazione, l’idea è stata che la strada potesse essere quella degli investimenti nel riarmo. Il risultato di Afd dice che questa strada non funziona».