Sentite Giuseppe Conte ieri mattina. Come si fa a parlare di coalizione di centrosinistra, di alleanza o anche semplicemente di un patto elettorale credibile? «È chiaro che dovremo preventivamente precisare qualche punto fermo, perché non può essere che domattina vinca Schlein o un altro candidato e a quel punto si mandano armi a gogò a Kiev per un’escalation militare che ci sta portando al terzo conflitto mondiale giorno dopo giorno». Non basta? Conte ha distrutto ancora un po’ - o lo ha reso ancora più ridicolo, vedete voi - il cosiddetto campo largo: «Leggendo i giornali sembra che io e il Movimento 5Stelle abbiamo preteso fin dall’inizio le primarie. Voglio chiarire.
Il Pd ha chiarito che per loro vale la regola del partito più forte, del partito più grande che prende più voti come regola preferenziale. Voi ci conoscete», ha detto rivolgendosi al pubblico alla festa del Fatto Quotidiano, «noi siamo in politica per fare delle battaglie e non per portare acqua preventivamente al mulino di qualcuno. Allora abbiamo detto: questo non è possibile perché non rientra nelle nostre caratteristiche e non ci dà nessuna garanzia. Non è una questione personale nei confronti di Elly Schlein, che aspira legittimamente a essere candidata, ma noi non possiamo metterci preventivamente nelle mani di un’altra forza politica, che sia il Pd o qualsiasi altra forza. La regola del partito più forte è una regola egemonica e non è una categoria politica per quanto ci riguarda per fare le nostre battaglie».
Conte ha parlato da Marina di Pietrasanta. Dal Pd per tutta la giornata sono partite controbordate.
Questa è Lia Quartapelle, vicepresidente dem alla Camera in commissione Esteri: «L’insistenza con cui ribadisce le sue posizioni farneticanti sull’Ucraina, quando sa benissimo che Pd, Italia Viva e +Europa votano per continuare a sostenere il Paese invaso, fa pensare che non voglia l’unità della coalizione. Non è un alleato ma un sabotatore».
IL GENERALE PENTASTELLATO
Questo il senatore Filippo Sensi: «Si agita, povero. Se ne dovrà fare una ragione. Il sostegno all’Ucraina, alla resistenza per i valori di libertà e democrazia che Kiev difende ogni giorno, continuerà. Questo fa la sinistra, questo fanno i democratici. Con buona pace dei Vannacci d’Italia». Contro Conte anche Piero Fassino, il quale alla Camera è vicepresidente della commissione Difesa: «A Conte, che afferma che non si debba più sostenere l'Ucraina nella sua difesa dall’aggressione russa, è lecito porre un quesito cruciale: si deve cedere alla pretesa di Putin di ottenere la cessione del Donbass alla Federazione Russa? A questo quesito non si può sfuggire visto che Putin ha ribadito che non firmerà mai alcun accordo che non preveda la cessione del Donbass alla Federazione Russa. Anche perché se non lo ottenesse, non saprebbe come spiegare ai suoi cittadini perché ha scatenato una guerra che è costata la vita a centinaia di migliaia di soldati russi. Dunque serve una risposta chiara: la pace significa accettare il diktat dell’aggressore imponendo all’Ucraina aggredita una mutilazione del proprio Paese e una umiliante resa?».
E ancora, Lorenzo Guerini, presidente del Copasir, ossia l’organo bicamerale del parlamento che controlla l’operato dei servizi segreti: «Il sostegno all’Ucraina continuerà, anzi migliorerà visto che negli ultimi mesi l’Italia ha rallentato gli aiuti, fino al raggiungimento di un cessate il fuoco è l’avvio di un negoziato equo. Se ne facciano una ragione». Contro Conte anche i renziani Enrico Borghi e Davide Faraone.
E la Schlein? Alla festa dell’unità dell’Emilia-Romagna, non sapendo cosa dire, ha detto le solite ovvietà: «C’è un articolo della Costituzione che è la premessa di tutti gli altri ed è l’articolo 11: “L’Italia ripudia la guerra” e noi ripudiamo la guerra e vogliamo contribuire a ristabilire la pace per i palestinesi, per gli ucraini e per gli iraniani». La capodem non ha risposto direttamente a Conte, altrimenti avendo il terrore che il campo largo muoia prima delle elezioni avrebbe dovuto provare a cavarsela con altre ovvietà. Come queste, che però sono contro “le destre”: «Meloni è l’ultima premier che lottizza la Rai, con le altre opposizioni faremo la riforma per liberare il servizio pubblico dai partiti». «Mettiamola così, se vincono ancora loro porteranno al 5% del Pil la spesa militare, se vinciamo noi portiamo al 7% quella per la sanità». «Sull’immigrazione si è consumata tutta la propaganda e il fallimento del governo Meloni. Pensate alla propaganda su Ceuta». Va detto che alla festa dell’unità si ride di gusto.