Almeno si ride. Nel centrosinistra la guerra tra Matteo Renzi e Giuseppe Conte procede spedita e logica vorrebbe che mai e poi mai M5s e Italia Viva finissero nella stessa coalizione, visti i rapporti tesissimi tra i due leader (Renzi, per fregare Salvini, fu l'artefice dell'alleanza giallorossa con Conte saldo a Palazzo Chigi nel settembre 2019, salvo poi silurarlo nel 2021 preferendogli Mario Draghi). Ma di fronte all'eventualità di perdere le elezioni, mai dire mai.
Ecco spiegate le aperture degli ultimi giorni di Matteo, che prima si è detto disposto a non candidarsi e fare un passo indietro nelle trattative, spedendo al tavolo del campo largo Silvia Salis o Gaetano Manfredi. Poi, dal palco dell'evento "Il tempo delle donne", ecco una delle sue battute: "Un caffè con Giuseppe Conte? Non ho problemi a prenderlo, e anche a parlare del passato, purché cominciamo a pensare al futuro".
Dopo poco, dalla Festa nazionale dell'Unità di Reggio Emilia, arriva la risposta di Conte: "Un caffe' con Renzi? A quest'ora, poi, non dormo. Parliamo di politica? Allora non parliamo di persone, parliamo di politica".
Sponda Partito democratico, la situazione non è migliore tra cavilli burocratici interni e lotte intestine. Prima la direzione, poi l'assemblea: sarebbero questi i passaggi che permetteranno a Elly Schlein, salvo clamorose sorprese, di vedersi prorogato il mandato da segretaria fino alle prossime elezioni. A indicare la road map è il presidente dem Stefano Bonaccini, al quale spetta l'onere di convocare il parlamentino dem. Sul tema, nell'ultimo mese, si sono interrogati all'interno del partito, senza grandi ansie, come viene riferito. Al momento, nessuno sembra avere intenti bellicosi nei confronti della leader dem, men che meno la minoranza riformista che vede aleggiare sul Pd lo spettro di Conte come potenziale leader del centrosinistra. Massimo sostegno allora alla segretaria in questa partita, assicurano fonti riformiste.
L'ipotesi più remota, comunque, è che si possa andare a un congresso che, tra le primarie di coalizione e le politiche che si terranno tra un anno - se non prima - avrebbe dei tempi strettissimi per essere celebrato. Con quale risultato per il Pd, poi, è tutto da vedere. Certo è che la segretaria ha bisogno di essere legittimata da un passaggio negli organi statutari, per non correre il rischio di vedersi contestati tutti i provvedimenti che le competono, prima fra tutti la composizione delle liste elettorali.
"A breve convocheremo una direzione, poi seguirà l'assemblea nazionale - ha spiegato Bonaccini -. E' un inedito quello che sta succedendo": Schlein, infatti, è la prima segretaria del Pd dalla nascita del partito a concludere il mandato senza dimettersi. "E sta succedendo anche perché la segretaria è la più longeva della storia del Partito Democratico. Credo di averne, insieme a tutti quelli che mi hanno sostenuto, un piccolo merito", continua Bonaccini che, da capo della minoranza dem e presidente del partito ha lavorato per evitare lacerazioni anche nei passaggi più traumatici, arrivando anche alla rottura con lo zoccolo duro dei riformisti dem.