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Meloni, Vannacci e i parlamentari dubbiosi: cosa sta succedendo nelle Sacre Stanze

di Pietro Senaldi venerdì 18 settembre 2026

4' di lettura

Roberto Vannacci sì, Roberto Vannacci no. Stando a quel che ha detto pubblicamente Giorgia Meloni, che è poi quella che avrà la parola definitiva, alle Politiche dell’anno prossimo la coalizione di centrodestra si presenterà senza il generale, giudicato non arruolabile. Scelta netta e ribadita, ma costosa. L’ultimo sondaggio di Euromedia Research per Porta a Porta dà infatti l’attuale maggioranza - senza Futuro Nazionale, stimato al 7,4% perdente contro il campo largo: 41,7% per le forze di governo contro il 43,2 della sinistra. Anche se in politica il risultato di una coalizione non corrisponde mai alle somme algebriche dei valori testati nei sondaggi delle forze politiche che la compongono, è facile prevedere che, in caso di accordo tra la premier e l’ex militare, la situazione si ribalterebbe.

«È più importante vincere per governare piuttosto che vincere per non governare», e poi «il partito di Vannacci è composto da parlamentari eletti con noi e che oggi votano con l’opposizione», ha ribadito la leader di Fdi, a specificare due cose. La prima, rivolta al popolo del centrodestra, è che del generale non si fida; chi ha tradito una volta, può rifarlo. La seconda, messaggio a chi è tentato di votare a sinistra, che i vari campi larghi progressisti sono sempre implosi. «Non cerco poltrone, mi interessa non tradire le aspettative degli elettori», replica il Generale. Spari a salve: è un’offerta o una critica? Tutto chiaro e immutabile, dunque?

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LE STRATEGIE
Sì, certo, forse però... Se si interpella il cerchio ristretto della presidente del Consiglio, è un continuo spiegare che «Giorgia non si fida, Giorgia non vuole contraddire il proprio percorso politico, Giorgia non è attaccata al potere del momento, Giorgia è giovane e può aspettare un altro giro, Giorgia ha una sola parola e non può fare dietrofront sull’Ucraina». Insomma, dopo aver fatto tanta fatica per accreditarsi, in Italia e nel mondo, come una leader conservatrice, chi glielo fa fare di flirtare con una forza estremista?

Tanto più chi sarebbe ingenuo pensare di potere arrivare al Quirinale marciando al fianco di chi si ritiene l’erede della Decima Mas. «Tendo a escludere ogni intesa», confida un fedelissimo, sottolineando che «come si potrebbe peraltro far accettare un accordo a Lega e Forza Italia, contro i quali Vannacci, non sapendo fare politica, spara a palle incatenate?». Nessun dubbio dunque, anche se il coro degli intimi è unanime, «comunque alla fine deciderà lei»; il che significa che, casomai cambiasse idea, nessuno glielo rinfaccerebbe.

A ingarbugliare il quadro, anziché semplificarlo, ci si è messa, fa notare qualche esperto di numeri dei partiti della maggioranza, la legge elettorale. Youtrend ha fatto i maledetti calcoli e ne è risultato che, grazie al premio di maggioranza introdotto per la coalizione che vince superando il 42%, Vannacci nell’alleanza sarebbe un moltiplicatore di seggi per tutti. Basandosi sugli ultimi sondaggi, alla Camera senza il generale Fdi avrebbe 91 deputati, Forza Itala 26 e la Lega 19; con, invece sarebbero 125 per i meloniani, 35 per gli azzurri e 26 per i salviniani. Quanto a Palazzo Madama, la pace con il generale per le forze dell’attuale maggioranza ben 48 senatori in più da spartirsi. Non bruscolini. Ed ecco allora che nessuno nega che in tutti i tre partiti dell’alleanza ci siano gruppuscoli, esponenti locali, deputati che si definiscono totalmente aderenti ai loro leader, ma che ahiloro sono costretti ad ammirarlo dalla terza fila, che stanno seminando la mala-pianta del cedimento all’uomo in stellette. «Egoisimi di piccoli personaggi. Ansie di chi sa di essere sacrificabile. Traditori».

Così viene definito questo partito trasversale, nel quale nessuno si azzarda a emergere, perché solo la parola “Vannacci” nei piani alti della maggioranza è una patata bollente che è suicida farsi trovare in bocca. È un partito che ancora non si è fatto forza motrice, anche perché, più si avvicinano le elezioni, più al nominato di un leader è sconsigliabile confidarsi con un nominato di un altro leader, ancorché alleato; ancora più azzardato sarebbe confidarsi con un eletto nella medesima lista.

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I RUMORS
Però in Parlamento si parla, specie da quando non si può fare molto altro. Così più di un azzurro ragiona sul fatto che «Forza Italia è partito tradizionalmente di governo, chiunque tocchi avere a fianco». Qualche leghista constata che «Vannacci in fondo ci ha solo copiato, usai nostri slogan; anche Afd era nostra alleata prima che Jordan Bardellà la cacciasse dai Patrioti per l’Europa ritenendolo un partito omofobo; i francesi, d’altronde...».

Poi ci sono i fratelli non troppo meloniani, quelli che non hanno condiviso con la leader la traversata nel deserto partita nel dicembre 2012, o che comunque non intendono ripercorrerla, perché nel frattempo hanno perso contatto con il capo. «Perché buttare via tutto? Lo dice anche Giorgia che in cinque anni non si riesce a lasciare un segno definitivo». C’è perfino che si aggrappa all’ultima uscita di Ignazio La Russa: «La sinistra avrebbe baciato in bocca Vannacci pur di vincere».

Significa che in fondo in fondo, forse si può? Insomma, la linea è chiara ma l’argomento è buono per i retroscena e lo resterà a lungo. Anche se il fatto che la super crescita di Futuro Nazionale si sia arrestata nell’ultima rilevazione della supermedia di Youtrend, che gli riconosce un’avanzata di solo lo 0,1%, benché al 7,7%, ha messo tanti di buon umore. Alla fine deciderà Giorgia, conferma un fedelissimo: «Ma vedrete, quando il campo largo individuerà il suo leader, il potenziale candidato della sinistra a Palazzo Chigi prenderà forma e i sondaggi non si faranno più tra Giorgia e tutti quelli che le sono contro, i sondaggi ci diranno che il centrodestra non avrà bisogno del generale per vincere».

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