Il generale all’incontro del sindacato Fsp polizia. Insulti da Askatasuna. Spunta anche Feltri e fa il pieno di applausi. Il leader di Fn propone lo “speronamento controllato” per le divise
Sono le 8 del mattino e Torino è congestionata. Non è il post vacanze, non è il venerdì. È l’arrivo di Roberto Vannacci, il leader di Futuro nazionale, in città per il convegno “Insicurezza urbana: il ruolo delle istituzioni e degli imprenditori” organizzato dal sindacato Fsp Polizia di Stato. Le settimane che hanno anticipato l’incontro sono state precedute dalle polemiche per la modalità, erronea a detta dei contestatori, di catalogare l’iniziativa come attività di aggiornamento professionale per gli agenti.
Con tanto di Fratoianni che aveva interpellato il ministro Piantedosi per chiedere «quale contributo alla formazione del personale della Polizia di Stato possono dare le proposte di Vannacci».
Così ieri mentre la sala conferenze dell’hotel HP del capoluogo piemontese si riempiva di curiosi, sostenitori del generale e persone interessate al corso - circa 250 le presenze tra cui l’ex leghista Mario Borghezio, il vicesindaco di Giaveno Carlo Giacone e il referente regionale di Fn Emanuele Pozzolo - fuori prendeva vita la contestazione. Ecco lo striscione “Nessun generale per nessuna guerra. Vannacci fuori da Torino” e i cartelli “Fetore nazionale” e “Torino è e resta antifascista”. Intanto, un uomo è stato accerchiato dagli antifascisti e gli agenti della digos sono dovuti intervenire per proteggerlo e allontanarlo dalla presidio. Nel mentre Askatasuna, ai microfoni della contromanifestazione, ha lanciato il suo leitmotiv contro l’ex militare ed europarlamentare. Verso le 10 gli antagonisti hanno iniziato a lanciare uova contro le forze dell’ordine, mentre in sala Caterina Ansaldi ha contestato Vannacci. «L’Italia è un Paese laico», ha detto la donna. E così dall’uditorio si è alzato il coro “generale, generale”, ripetuto a gran voce. «Oltre che maleducata perché interrompe, la signora è anche anti-democratica», risponde il numero uno di Fn.
SIMPATIA
Sono quasi le 12 quando appare, a sorpresa, Vittorio Feltri. L’applauso è fragoroso. «Il generale ha la mano giusta anche per scrivere. Questo mi rincuora, perché chi sa scrivere sa anche agire. E come se agisce. Ho simpatia per Vannacci e per la sua gente fin dal primo giorno. In poco tempo è riuscito a mettere in piedi un movimento che si è mangiato la Lega come antipasto», le parole del fondatore di Libero. A margine dell’evento l’organizzatore Luca Pantanella, segretario generale del sindacato Fsp Polizia di Stato Torino, ci racconta di «una grandissima giornata, stracolma di gente.
E molti non hanno potuto partecipare per colpa del presidio di Askatasuna». I temi? «Abbiamo parlato del ruolo delle istituzioni, di progetti contro il degrado, in stile Bilbao e Rotterdam, e di protocolli operativi». Roberto Vannacci, intanto, ha incassato un’altra seduta di diatriba e di spot sul suo operato. Ai nostri taccuini dice che «l’antifascismo dei contestatori è una scusa, non hanno argomentazioni e i collettivi provano a tappare la bocca a chi ha qualcosa da dire». C’è anche la contestazione della Cgil. «Pensavo si occupassero di lavoro. Oggi la questura di Torino ha dovuto disporre 300 uomini tra carabinieri, poliziotti e finanzieri per lo svolgimento dell’evento». Lo scorso novembre, quando ancora era in Lega, era stato sempre a Torino per un evento formativo per gli agenti. «Una vergogna che non si stato seguito l’iter della scorsa volta. Sono venuto in città come eurodeputato e membro della commissione sicurezza».
Le proposte di Fn sulla sicurezza? «Bisogna che tutte le parti lavorino assieme dai sindaci ai militari. Che ci sia personale addestrato e una cittadinanza attiva. Bisogna implementare gli articoli 52 e 53 del codice panale, soprattutto in termini di legittima difesa. E venga fatta una modifica netta per eliminare il risarcimento ai criminali. Inoltre ci vogliono pene severe per il vilipendio delle divise, un reato molto grave. Gli agenti, spesso, si trovano al centro di una vera e propria guerriglia urbana».
Le prassi? «Le fdo per agire efficacemente devono avere procedure operative atte a evitare le indagini dei magistrati. Indagini fatte in buona fede, ma che creano altri problemi. Procedure come per i taser vanno introdotte, basti vedere il caso Ramy, anche per lo speronamento controllato. Se scappi in macchina dagli agenti, mettendo a rischio i cittadini, deve esserci una procedura operativa per cui il poliziotto che agisce, seguendo i criteri decisi, non possa essere indagato». Con Feltri? «Grazie ai collettivi per la pubblicità e un grande ringraziamento, per la sorpresa che ci ha fatto, al direttore».