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Italia sotto attacco, la sinistra diserta

di Fausto Carioti sabato 19 settembre 2026

4' di lettura

Dopo l’annuncio di Guido Crosetto, che ha dichiarato di non voler aspettare i tempi della missione europea Aspides per garantire il transito delle navi italiane nello stretto di Bab el-Mandeb, il governo di Giorgia Meloni studia il percorso con cui dare copertura parlamentare all’intervento della Marina Militare. L’idea è quella di restare all’interno della stessa Aspides, che vede l’Italia in prima fila e ha già avuto il via libera dalle Camere: deve però essere potenziata immediatamente ed è ciò che il ministro della Difesa ha chiesto ieri a Kaja Kallas, alta rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri: o la Ue impiega subito più navi e più fondi o l’Italia farà da sola, ma in questo caso gli altri ventisei membri dell’Unione dovranno darle sostegno finanziario.

«Non ci possiamo assolutamente permettere una chiusura contemporanea dei due stretti», spiegano fonti della Difesa, e siccome lo stretto di Hormuz è bloccato dall’Iran, è cruciale garantire il passaggio attraverso Bab el-Mandeb.

È una strategia condivisa da Sergio Mattarella. Il capo dello Stato insiste da sempre sulla necessità di rafforzare la difesa europea e il potenziamento di Aspides è visto al Quirinale come un passo avanti verso questo obiettivo.

I contatti tra Mattarella e il governo sono costanti e un incontro con Crosetto c’è stato anche giovedì, all’esercitazione nel poligono militare di Monte Romano. Nell’occasione, il presidente della repubblica ha detto che «la difesa ha lo scopo di garantire la pace» e che l’esercito deve essere «interoperabile con i nostri alleati e partner, in un quadro europeo che consenta sinergie ed economie di scala e migliori capacità». La direzione di Aspides, appunto.

PROBLEMI DIVERSI

Il compito del governo è reso più complicato dall’attacco degli houthi alla base aerea King Fahd di Taif, in Arabia Saudita, nel quale è stato danneggiato un caccia italiano. I problemi dell’opposizione sono invece di natura interna, perché anche stavolta è riuscita a spaccarsi su una questione di politica estera.

I Cinque Stelle sembrano concordare sulla scorta difensiva annunciata dal ministro della Difesa, purché sia votata in parlamento; il Pd, dove una parte è sulla stessa linea di Mattarella e un’altra non esclude di astenersi nella probabile votazione parlamentare, chiede chiarimenti sulla natura della presenza militare italiana in Arabia Saudita; Italia Viva vuole sapere se le azioni previste rientrino nel mandato di Aspides o vadano oltre.

L’Alleanza Verdi e Sinistra, invece, si oppone a qualsiasi tipo di operazione. L’altolà per il partito di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni lo dà il capogruppo al Senato, Peppe De Cristofaro: «Non esiste soluzione militare di questa crisi, per questo siamo contrari a spedizioni della nostra Marina Militare e non capiamo chi e quali interessi servono i nostri militari dell’Aeronautica nella base di King Fahd».

I confini della missione li ha illustrati ieri Antonio Tajani. «Non andiamo in guerra», ha spiegato il ministro degli Esteri. Le navi che scorteranno i mercantili italiani saranno infatti quelle impiegate per Aspides, che è una missione voluta «non per attaccare gli houthi, ma per proteggere le navi». Necessario perché, ha ricordato, dal Mar Rosso passa il 40% del traffico marittimo commerciale italiano. Riguardo all’iter, nulla ancora è stato deciso: «Se servirà spiegarlo in parlamento, lo faremo», dice il capo della Farnesina.

UNA MISSIONE DA CAMBIARE

Aspides è la missione avviata nel febbraio del 2024 dalla Ue proprio per proteggere le navi commerciali dagli attacchi degli houthi nel Mar Rosso. Può agire solo a scopo difensivo: le sue regole di ingaggio consentono di intercettare missili e droni in volo e di scortare i mercantili, ma non di colpire obiettivi a terra. L’Italia è tra i fondatori della missione, che ora, però, è inadeguata ad affrontare la minaccia dei ribelli yemeniti armati e finanziati da Teheran.

La gravità della situazione è confermata dalla lettera che Crosetto ha inviato ieri pomeriggio a Kallas, il cui contenuto è stato anticipato dal sito del Foglio. Il ministro della Difesa chiede «un deciso e ur gentissimo intervento dell’Unione europea oggi stesso», perché a Bab el-Mandeb in questo momento ci sono soltanto la fregata italiana Bergamini e una fregata greca: una presenza insufficiente, che obbliga a lunghe attese i mercantili che chiedono scorta e causa «dannosi effetti immediati» ai commerci europei.

Il governo di Roma chiede quindi agli altri Stati membri «immediati e addizionali contributi» alla missione. Se l’Europa non dovesse dare «la risposta attesa e dovuta», avverte Crosetto, l’Italia è pronta «a farsi carico di un ulteriore sforzo»; in questo caso, però, i costi dell’impegno italiano a tutela di una rotta «vitale per tutta l’Europa» dovranno essere condivisi da tutti gli Stati membri dell’Ue. Il “servizio di scorta” è già iniziato. La fregata Bergamini sta accompagnando il mercantile Jolly Oro, della compagnia di navigazione italiana Ignazio Messina, nel transito dello stretto di Bab el-Mandeb, in direzione nord.
Operazione che dovrebbe durare due giorni.

L’annuncio lo ha dato la Marina Militare, spiegando che questo «rientra nei compiti affidati alle forze navali dell’operazione Aspides». Gli armatori ringraziano il governo e fanno sapere che questo «va esattamente nella direzione auspicata».

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