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Il piano di Vannacci: mandare il Pd al governo

di Pietro Senaldi sabato 19 settembre 2026

4' di lettura

«Io preferisco che Futuro Nazionale stia all’opposizione e costruisca un consenso che in cinque anni arriverà al 30-35 per cento e ci consentirà di avere Roberto Vannacci presidente del Consiglio. Molto meglio piuttosto che allearci adesso con il centrodestra e vedere il generale ministro di Giorgia Meloni in un governo che non concluderà nulla. Stiamo arrivando, vedrete: chiuderemo cielo, terra e mare». Così parlò Riccardo Corsetto, con la “s” sibilante e l’accento di borgata, orgoglioso membro dell’Assemblea Nazionale dei futuristi. Giornalista, distintosi per aver sostenuto da Settebagni che nel 2021 Donald Trump perse le elezioni presidenziali a causa di un complotto, lo sconosciuto fa parte delle truppe romane che Gianni Alemanno ha portato in dote al leader con le stellette. Sono quelle in cui, tra il serio e il faceto, gli esponenti storici di Fratelli d’Italia, che ben conoscono l’ex sindaco di Roma, fanno affidamento perché diano il colpo di grazia al generale. A destra infatti tutti pensano che il bacio della morte sia la primaria caratteristica politica di Gianni. Corsetto, quando il suo vate guidava il Campidoglio, era stato piazzato nell’ufficio stampa del delegato delle Politiche Agricole. La battaglia del grano sul raccordo. Non un posto di primissimo piano; neppure di secondo, terzo e quarto. È la meritocrazia, bellezza; cresceranno le arance a Centocelle.

Ad abbaiare più forte, si sa, sono gli esemplari più piccoli. Così il miracolato da Alemanno, che prima di approdare a Futuro Nazionale è transitato per Lega e Fratelli d’Italia, cursus honorum comune ad altri futuristi, ha pronunciato il suo vaticino in risposta alla polemica sui social ingaggiata da Robby Giusti, influencer del centrodestra da un milione di seguaci che spinge per l’accordo tra la premier e il generale. L’opinionista ha chiesto pubblicamente a Vannacci di prendere le distanze da alcuni video in cui i suoi fedelissimi insultavano Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani. «Aspetto una tua risposta», si chiude l’intemerata. Un diktat marziale, che è andato di traverso a Corsetto al punto da fargli perdere la testa e spingerlo a svelare a la supposta strategia di Vannacci.

Il punto però è che, benché membro dell’Assemblea Nazionale futurista, il suddetto Corsetto nel partito non pesa un etto; non conta nulla. «Il generale», confessa lui stesso, «quando non è impegnato a girare l’Italia per costruire una nuova idea di Paese e di Europa e ha tempo, mi risponde al telefono». Siccome è molto impegnato, fate voi... In ogni caso, non risulta che Vannacci abbia già pianificato di presentarsi al voto da solo e andare all’opposizione. Anzi, a voler azzardare, pare cercare l’accordo con Giorgia dice tutt’altro. Il leader con le stellette ha più volte fatto sapere che i voti di Fn, «se principi, valori e ideali convergono» possono andare ad arricchire il carniere dell’attuale maggioranza, consentendole, stando ai sondaggi di vincere. Si sarà dimenticato di telefonare a Corsetto per informarlo...

Le rilevazioni demoscopiche dicono che, alleato con Meloni, il generale otterrebbe alle prossime elezioni 35 deputati e 19 senatori, che scenderebbero a 25 e 12 in caso di corsa solitaria. La sensazione di chi ci ha parlato a quattr’occhi è che il leader di Fn stia conducendo nei confronti dell’alleanza di governo una guerra di logoramento. È convinzione di Vannacci che i giochi si faranno due mesi prima delle elezioni, che nessuno sa se saranno a metà primavera, in giugno o a inizio autunno. La strategia, ma anche la certezza, del leader futurista è continuare a crescere. Finché il partito oscilla intorno al 7%, pensa lui, il centrodestra può anche cercare di arginarlo; ma dovesse andare nei sondaggi intorno al 15%, allora combatterlo sarebbe impossibile, perché la logica del voto utile si evidenzierebbe come un’arma spuntata.

A Corsetto, con il massimo rispetto, glielo spiegheranno quando avranno tempo, ma la nuova legge elettorale varata dalla maggioranza in realtà avvantaggia più di tutti proprio il generale, aprendogli una doppia alternativa vincente, sia la corsa solitaria, sia l’alleanza. Questo l’uomo con le stellette lo sa e infatti con ogni probabilità Futuro Nazionale voterà sì alla riforma; come del resto ha votato sì al piano casa, al decreto energia e ad altri provvedimenti. Segnali di fumo in direzione di Palazzo Chigi...

Ed è lì, non nelle borgate dei seguaci di Alemanno, che sta il problema. Libero ha già scritto che alcuni esponenti di Fratelli d’Italia insisterebbero per far valutare alla premier un’alleanza con il generale, casomai il suo partito dovesse lievitare ancora. Ma lei da questo orecchio non ci vuole sentire. È prontissima a stare all’opposizione anche tre anni; fino all’elezione del prossimo presidente della Repubblica, dopo la cui nomina Giorgia è convinta che la sinistra di governo imploderà, perché avrà raggiunto il suo unico scopo. Chiunque, per quanto a lei vicino, le torni dunque a parlare di un’intesa con il generale può mettersi in conto un’urlataccia. Quel che è certo però è che l’incursore non demorderà, benché convincere la leader di Fdi a fidarsi di lui sembra essere la battaglia più difficile del generale, che a differenza dei suoi seguaci periferici punta al governo subito.

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