Il centro può valere più del suo peso elettorale. È questa, in sintesi, la fotografia tracciata da Lorenzo Pregliasco, direttore di You Trend e analista politico, intervistato da Repubblica sul ruolo delle forze centriste in vista della prossima sfida elettorale. Con una previsione precisa: "Verosimilmente avremo un'elezione molto bipolare, con l'80-90 per cento dei voti concentrato sulle due coalizioni". Secondo Pregliasco, il centro ha innanzitutto un valore simbolico. "Lo scarto tra le due coalizioni ci dice che qualsiasi pezzo, al centro, a destra o a sinistra, può diventare fondamentale", spiega. E il peso non si misura soltanto nei consensi raccolti. Se il campo largo non avesse forze alla destra del Pd, sostiene l'analista, rischierebbe di apparire "marcatamente di sinistra".
Lo stesso, a parti invertite, accadrebbe al centrodestra senza Forza Italia. Il paradosso è che gli aspiranti leader centristi sono molti, mentre i voti sono frammentati. Pregliasco cita Lupi, Ruffini, Marattin, Boldrin, +Europa, Onorato, Renzi e Calenda: "Togliendo FI, parliamo di sette-otto possibili soggetti che complessivamente valgono intorno al 15 per cento". Ma proprio la frammentazione rischia di essere un boomerang, perché "con questa legge elettorale e lo sbarramento, la frammentazione viene anche penalizzata". Il nodo è il voto utile. "Con lo sbarramento c'è il rischio di restare fuori e l'elettore lo sa", sottolinea Pregliasco. In un quadro caratterizzato da una minore affluenza, secondo l'analista, conta sempre di più la capacità di mobilitare il proprio elettorato, mentre può perdere terreno la ricerca del cosiddetto elettore mediano. E il centro non coincide necessariamente con moderazione nei toni.
"Una collocazione centrista e liberale non si accompagna necessariamente a toni timidi o a posizioni sfumate". Il comune denominatore, aggiunge, può essere individuato nel "liberalismo in economia" e in una posizione "europeista e atlantista". Quanto alla stabilità, però, Pregliasco avverte: "Il paradosso dei sistemi con premio di maggioranza è che, incentivando coalizioni larghe ed eterogenee, si trasformano in fattore di instabilità".