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Meloni, due colpacci in poche ore: "Anche i sindacati applaudono", Pd e M5s di sasso

lunedì 5 ottobre 2026

5' di lettura

Doppio colpo in una manciata d'ore per Giorgia Meloni, il governo di centrodestra e il "metodo" con cui da anni l'esecutivo sta cercando di venire a capo delle più scottanti crisi industriali del Paese. Electrolux prima, Ericsson poi. Due grosse soddisfazioni per Palazzo Chigi e soprattutto una boccata d'ossigeno per migliaia di lavoratori e lavoratrici che da oggi possono guardare con maggior speranza e fiducia al loro futuro, non solo professionale. 

Niente licenziamenti e 1.250 uscite volontarie: vince la linea della trattativa imposta dal governo. Electrolux ha presentato un nuovo piano che prevede il ritiro dei licenziamenti unilaterali annunciati e 1.250 uscite volontarie in tre anni, 90 milioni di investimenti a sostegno della transizione industriale e un percorso di reindustrializzazione per il sito di Cerreto d'Esi. La nuova proposta avanzata dalla multinazionale al tavolo al Mimit con il governo, i sindacati e le istituzioni locali, prevede anche un piano di ammortizzatori sociali per gestire la transizione.

"Finalmente si apre una nuova fase. Quello compiuto oggi è un passo nella giusta direzione", ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, al termine del tavolo. "Ora serve la responsabilità di tutti per migliorare e definire entro il prossimo tavolo conclusivo del 29 ottobre una soluzione condivisa, capace di assicurare una prospettiva chiara e duratura per il futuro di tutti i siti produttivi e di garantire la salvaguardia dei lavoratori", ha aggiunto Urso. Il prossimo tavolo, ha osservato, "rappresenterà un passaggio decisivo del confronto, anche alla luce della prevista definizione della riorganizzazione globale del gruppo, attesa nella prima parte di novembre". Il governo, ha spiegato inoltre Urso, è pronto a "sostenere il nuovo piano di rilancio, con tutti gli strumenti, anche straordinari, che metteremo in campo con la prossima legge di bilancio". Nel corso del tavolo il ministro ha ricordato che la vertenza Electrolux si inserisce nel più ampio impegno del governo in Europa "volto a rafforzare la competitività del settore degli elettrodomestici, contrastare la concorrenza sleale, soprattutto asiatica, e sostenere la produzione e gli investimenti europei. Un'azione che ha registrato nelle scorse ore un'apertura concreta da parte di Bruxelles: il vicepresidente della Commissione europea Stephane Sejourné ha infatti confermato per iscritto al Ministro la disponibilità ad agire sulla base delle indicazioni contenute nel non paper promosso dall'Italia e sostenuto anche da Germania, Francia, Spagna, Polonia e Slovacchia". I sindacati hanno accolto con favore la decisione dell'azienda di ritirare i licenziamenti unilaterali ma hanno chiesto delle garanzie sui livelli occupazionali, sul sito di Cerreto d'Esi e sugli investimenti per poter arrivare a un accordo a breve.

Nel dettaglio la proposta avanzata da Electrolux punta sull'estensione della gamma di prodotti per l'Italia, con la prospettiva di rimpiazzi più competitivi, e volumi produttivi sopra i 3 milioni. Il piano di ammortizzatori sociali prevede la cassa integrazione straordinaria o l'attivazione di altri strumenti di sostegno al reddito per gestire la transizione.

Per la Fiom, "il ritiro dei licenziamenti unilaterali da parte di Electrolux è sicuramente un cambio di passo" ma per "per poter arrivare a un eventuale accordo con l'azienda e il Governo" sono "essenziali: il mantenimento della struttura occupazionale, di ricerca sviluppo e manifatturiera di Electrolux". Per Cerreto D'Esi, hanno sottolineato in una nota congiunta Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil e Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore elettrodomestico, "è fondamentale garantire la continuità occupazionale e produttiva nella fase di riorganizzazione e reindustrializzazione. Inoltre, è necessario l'utilizzo di nuovi strumenti come i contratti di sviluppo o il sostegno alla riduzione dell'orario di lavoro e la formazione per le lavoratrici e i lavoratori. Il processo di transizione deve prevedere anche un percorso di rigenerazione occupazionale, sostituendo chi esce volontariamente con nuove assunzioni. Nel piano di Electrolux per l'Italia occorre prevedere anche il rafforzamento degli investimenti". Per la Uilm, "ci sono stati dei passi in avanti che sono ancora insufficienti". "Va scritto in un eventuale accordo che non ci sono esuberi e che le produzioni continuano fin quando non si trovano delle soluzioni partendo da Cerreto", ha detto Davide Sperti, segretario generale Uilm, al termine dell'incontro. "Ci troviamo di fronte a un cambio di impostazione che giudichiamo importante: si passa da una logica fondata su atti unilaterali e licenziamenti sommari a un percorso basato sul confronto, sull'incentivazione volontaria e sulla ricerca di un'intesa condivisa", hanno affermato il segretario generale Fim, Ferdinando Uliano, e il segretario nazionale Fim, Massimiliano Nobis, sottolineando che "senza garanzie industriali e volumi adeguati sui siti, qualsiasi accordo rischia di essere monco". 

Il tavolo, spiega il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, "sicuramente ha migliorato la prospettiva. Non si parla più dei licenziamenti, si parla di uscite volontarie, oltretutto su tre anni". "Il 29 ci sarà il tavolo successivo - ha proseguito Fedriga - vediamo come si sviluppa, però sicuramente oggi guardiamo a quella situazione con un occhio diverso rispetto a qualche settimana fa, dove invece c'era un piano irricevibile per quanto riguarda le istituzioni di questo paese, regione Fvg compresa". 

Le opposizioni preferiscono non riconoscere alcun merito all'esecutivo: "Bene il ritiro dei licenziamenti unilaterali e la prosecuzione della produzione Electrolux a Cerreto d'Esi fino all'individuazione di una soluzione industriale ma l'unico merito è delle lavoratrici e dei lavoratori che non si sono mai arresi - sottolinea in una nota il coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle Marche Giorgio Fede -. Dobbiamo sapere quale sarà il futuro produttivo del sito, quali investimenti verranno messi in campo e come verranno tutelati i livelli occupazionali. Le 1.250 uscite volontarie previste restano un numero enorme. Cerreto non può essere sacrificabile e le Marche non possono perdere un altro presidio industriale strategico". 

Per Paolo Romano, consigliere regionale del Pd in Lombardia, è "un piccolo passo avanti positivo quello fatto al Tavolo del Ministero delle Imprese dai vertici di Electrolux, che hanno dichiarato di procedere alla revisione del piano per l’Italia, accettando la richiesta dei sindacati di ritirare i licenziamenti unilaterali inizialmente previsti. Come Gruppo regionale del Pd continuiamo però con forza a chiedere non solo la salvaguardia dei livelli occupazionali, ma anche la continuità produttiva e la presenza industriale di Electrolux sul territorio lombardo e nazionale”.

Fonti di Palazzo Chigi poi fanno sapere che a seguito delle interlocuzioni avviate personalmente dal Presidente del Consiglio, con i vertici di Ericsson, la società ha deciso di ritirare la procedura di licenziamento collettivo che interessava 131 lavoratrici e lavoratori della sede di Genova. La vertenza era nata dalla decisione di Ericsson di avviare una procedura di licenziamento collettivo nell’ambito di un processo di riorganizzazione aziendale, suscitando preoccupazione per le ricadute occupazionali e per le prospettive del presidio tecnologico e di ricerca presente a Genova. Di fronte alla strumentalizzazione politica che si è sviluppata attorno alla vicenda, con il rischio di alimentare tensioni sulla pelle dei lavoratori, Meloni è intervenuta personalmente, telefonando all’Amministratore delegato di Ericsson, Andrea Missori. Dall’interlocuzione è scaturita la decisione dell’azienda di ritirare la procedura, dando vita a una soluzione responsabile che consente di aprire una nuova fase di dialogo sulle prospettive industriali e occupazionali di Ericsson in Italia. La decisione del Gruppo, confermata dallo stesso Amministratore delegato nel corso del confronto tra azienda e Governo, rappresenta un passo importante per superare l’attuale fase di difficoltà e guardare alle prospettive del sito di Genova e del gruppo in Italia. Il Governo continuerà a seguire l’evoluzione della situazione, con l’obiettivo di tutelare l’occupazione qualificata e valorizzare le competenze e il patrimonio tecnologico presenti sul territorio nazionale.

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