Sulla richiesta di ulteriore flessibilità per contrastare l'inflazione "mi pare ci sia interesse perché è una questione di buon senso, ovviamente. Poi è ancora un dibattito lungo, perché per arrivare a risposte di questo tipo si deve trovare una convergenza tra la Commissione, gli Stati membri, il Consiglio, ma sicuramente c'è interesse ad ascoltare". A dirlo è la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante la conferenza Stampa congiunta del 13esimo Vertice Med9 a Spalato. "Della lettera" inviata a Bruxelles, "chiaramente ho avuto modo di parlare con la presidente von der Leyen" ed "è un tema che tra l'altro non ha posto solamente l'Italia, ma ha fatto, per esempio, anche la Grecia. Qual è la questione che noi poniamo? Poniamo il tema dell'impatto che la maggiore inflazione sta avendo sui bilanci nazionali. Perché noi dobbiamo considerare che l'inflazione di oggi non è quella programmata tre anni fa. Tre anni fa l'Europa ha licenziato i piani nazionali con un'inflazione programmata all'1,8%, oggi quell'inflazione è molto più alta e questo comporta, presumo per la totalità degli Stati membri, dei costi automatici maggiori", aggiunge, spiegando che "noi abbiamo, nel nostro ordinamento in Italia, una serie di adeguamenti automatici all'inflazione, come per le pensioni e l'assegno unico, risponde alla stessa materia".
E ancora: "Potrei aggiungere la questione delle materie prime: ovviamente per tutto quello che riguarda, ad esempio, la realizzazione dei Piani nazionali di ripresa e resilienza, i nostri cantieri aperti, l'aumento delle materie prime comporta un esborso maggiore di risorse. Cioè ci sono miliardi e miliardi in più che noi saremo chiamati a spendere senza averlo deciso. E non perché queste sono nuove misure che i governi hanno voluto". Il premier tiene anche a precisare che "non stiamo chiedendo spesa libera perché vogliamo essere particolarmente allegri, no. Ma si deve tenere in considerazione il fatto che noi avremo nei nostri bilanci miliardi di più che dovremo spendere" a causa dell'inflazione, "senza averlo deciso. E noi crediamo che questo vada oggettivamente valutato nei limiti di aumento della spesa consentita".
La riprova è il caro-carburanti. Ad esempio, "per quello che riguarda il tema delle accise siamo sempre pronti ovviamente a intervenire di nuovo, particolarmente con il meccanismo delle accise mobili. Noi abbiamo perfezionato questo meccanismo per cui all'aumento del prezzo del carburante la maggiore Iva che entra viene messa da parte e utilizzata nel caso per riabbassare il prezzo tagliando le accise. Al mese di settembre noi abbiamo circa 160 milioni che possono essere spesi con questo obiettivo, quello su cui ci stiamo interrogando è se sia più efficace spendere queste risorse in questo momento nel quale comunque ci sono delle misure di contenimento o tenerla come provvista per quando quelle misure di contenimento dovessero terminare, fermo restando che questo dipende anche dalla tenuta del cap". Nel giorno della risalita dei prezzi legata proprio allo stop del taglio delle accise, cala comunque il prezzo alla pompa per i distributori Eni. Il prezzo consigliato è calato a 2,21 euro al litro per il diesel. Lo riportano i dati elaborati da Staffetta Quotidiana, secondo cui il calo arriverebbe "probabilmente anche sulla scia del nuovo tonfo delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati". Si tratterebbe dunque di una scelta di tipo commerciale dell'azienda, che chiarisce che il tetto resta comunque a 2,25. La presidente del Consiglio invoca però un ritorno al tetto originario, quello a 2,19 euro.