Che le coperture finanziarie siano il problema del Campo largo, è cosa nota. Nel senso: va bene promettere, ma come pagherebbero le misure che stanno proponendo nel caso Pd, M5S e Avs vincessero le elezioni?
Ad esempio: ieri ad Angelo Bonelli, uno dei due leader del partito più a sinistra della coalizione, è stato chiesto come sarebbe finanziato un taglio dell’aliquota Irpef del costo di 22 miliardi di euro. «Dove prendete questi soldi? Sono tanti», chiede il giornalista. Bonelli, circondato dai microfoni, non batte ciglio: «La nostra copertura deriva dal, da una introduzione di una patrimoniale...». A questo punto inizia un serrato botta e risposta.
«La patrimoniale però non fa arrivare a 22 miliardi di copertura, mi scusi», lo interrompe il cronista che aveva posto la domanda. «Dove l’ha letto lei questo, mi scusi?», replica stizzito Bonelli, che inizia a innervosirsi. «L’avete detto anche voi»; «no non l’abbiamo detto anche noi e se lei non ha partecipato alla conferenza stampa...»; «l’ho guardata e avete parlato anche di recuperare i soldi dall’evasione fiscale, ma per farlo ci vogliono anni, quindi al momento non ci sono le coperture».
Bonelli resiste, prova a imbastire una controreplica: «No, guardi. È libero di dire pure che uno più uno fa tre, non c’è problema». «Io mi attengo ai numeri e ai dati»; «no, lei non si attiene ai numeri, però se vuole fare una polemica a una conferenza stampa non c’è problema». Il leader di Avs, del resto, è sul “chi va là”. Lui e il suo collega Nicola Fratoianni stanno mordendo il freno, avendo intuito da tempo che il Campo largo sta accumulando troppo ritardo sia nella definizione della leadership della coalizione, sia nella stesura del programma. A proposito: loro le primarie non le vorrebbero, ma sarebbero pronti a lanciare un loro candidato...