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Lega: logo nuovo e segreteria politica

di Fabio Rubini martedì 13 ottobre 2026

4' di lettura

Dopo il Congresso del 24 e 25 ottobre la Lega avrà una segreteria politica e un simbolo rinnovato. Sono queste le novità più rilevanti uscite dal Consiglio federale del Carroccio che si è tenuto ieri pomeriggio nella sede di via Bellerio a Milano. Mentre erano programmate le dimissioni di Salvini, dei vice segretari (Durigon, Sardone e Stefani). Fino al congresso il partito verrà retto dal neo nominato vice segretario vicario Alberto Di Rubba. Partiamo dal simbolo: quello di cui parla Salvini è non è quello che c’è sulle schede elettorali, ma il rettangolo blu e bianco con la scritta “Lega-Salvini premier”. Ecco da quello verrà tolta la scritta “premier” perché la nuova legge elettorale prevede, per le coalizioni, di indicare nel programma il nome del candidato presidente de Consiglio, che nel caso del centro destra sarà senza dubbio Giorgia Meloni. Occhio, però, perché da tempo in Lega era in agenda un restyling del logo. Fonti interne parlando di un simbolo rinnovato.

Intanto sparirà anche dal logo elettorale la parola premier e resterà solo “Lega” sopra e “Salvini” al piede. Non è poi escluso che anche l’immagine dell’Albertino da Giussano venga svecchiata, un po’ sul modello di quello che già oggi compare su tutta la comunicazione social del partito. L’idea è quella di rendere il logo più moderno ed accattivante. Sembra una sciocchezza, ma in un mondo dove l’immagine - soprattutto nella comunicazione - è esiziale, non lo è. Anzi. Anche su questo punto Salvini non ha anticipato nulla, ma ha spiegato che «sono orgoglioso del nostro passato, ma viviamo nel presente e programmiamo il futuro». Se sul logo il vicepremier non si è sbottonato, sulla “segreteria politica” ha proprio chiuso la cerniera. L’unica concessione ai cronisti è stata questa: «La farò perché è giusto condividere oneri e onori». Un riserbo più che comprensibile, perché sarà qui che si giocherà la vera partita post-congressuale.

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Dalla composizione di questo organismo si capirà se Salvini ascolterà chi nel partito vuole tendere la mano al “fronte dei governatori” - magari con un ruolo di primo piano a Luca Zaia - o chi gli chiede di spingere sull’acceleratore di una Lega sempre più nazionale e sempre meno nordista. In quest’ultimo caso rumors interni raccontano addirittura di esponenti pronti a chiedere già al primo consiglio federale post-congresso, il commissariamento della Lega in Lombardia. Ovvero di Massimiliano Romeo. Per poi procedere con quelle delle province ribelli (su tutte Bergamo, Brescia e la Brianza) che in questi mesi hanno ospitato le presentazioni del libro del capogruppo al Senato. Nell’attesa valgono le parole pronunciate ieri da Salvini: «Il congresso della Lega è il momento migliore per mettere delle idee sul tavolo. Come sarà il voto? Con un unico candidato sarà palese, come sempre, se ce ne sarà più di uno, allora sarà segreto e i delegati sceglieranno il loro segretario». Il vicepremier spiega poi che «nella Lega post-congresso avranno un ruolo importante i sindaci, che oggi sono chiamati a spese ingenti per la sicurezza e l’immigrazione e non ce la fanno più». Conclusione: «Mi aspetto un bel congresso. Se qualcuno sceglierà di non esserci sarà un peccato».

FINANZIARIA E PRIMARIE
Al Federale leghista non si è parlato solo di congresso. «Innanzitutto abbiamo affrontato i problemi veri degli italiani e dei problemi che gli italiani ci portano sul tavolo tutti i giorni. Quindi le priorità della Lega per la prossima legge di bilancio tra mille difficoltà internazionali saranno l’età pensionabile da abbassare da 77 a 74 anni - per chi lo vorrà, ovviamente, altrimenti va avanti a lavorare -, l’innalzamento della flat tax per le partite Iva a 100mila euro e il contributo che le banche dovranno dare per realizzare tutto questo». A proposito di banche - e degli attacchi di Tajani - Salvini ha riposto che «nessuno obbligherà nessuno a tassarsi. Ma credo che su un utile di 50 miliardi, ottenuti grazie ai soldi prestati dagli italiani, se ci danno 5 miliardi volontariamente non succederà nulla». L’altro fronte aperto nel centrodestra è quello delle amministrative, soprattutto a Milano, dove si fatica a fare sintesi. È per questo che ieri Salvini è tornato a proporre le primarie di coalizione: «Se non si trova l’accordo ed è una cosa normale, a sinistra litigano su tutto... - non c’è nulla di male si fanno 50 gazebo nelle piazze e si fa scegliere ai milanesi quale candidato vogliono. Facciamole la seconda settimana di novembre. E poi via con la campagna elettorale. Io sostengo Silvia Sardone - chiude Salvini - perché conosce Milano e può battere la sinistra. Forza Italia vuole le primarie anche negli altri Comuni? Dove non si trova la sintesi, facciamole. Nessun problema.

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