È popolare già di suo. È di sinistra, è preparato (la sua esperienza di ministro dello Sviluppo economico si ricorda ancora), è colto nonostante lo dissimuli, ha interessi trasversali (da Vasco alla storia della Chiesa), ma - circostanza non così diffusa - si fa capire. Da tutti. Funziona in tv. Funziona alle feste dell’Unità. Piace. Piace molto. Persino oltre il suo campo.
Anche a quelli che, politicamente, non la pensano come lui. E, specie da un po’ di tempo, è diventato popolarissimo persino tra i giovani e giovanissimi, grazie ai social. Non ci vuol molto a fare due più due per capire come mai, da un po’, è partita una spinta, sostenuta soprattutto sui social, perché Pier Luigi Bersani sia il prossimo candidato alla presidenza della Repubblica. Se mai il centrosinistra dovesse vincere le prossime elezioni politiche, ovviamente. Il Pertini del 2029. Perfetto per quel ruolo. Il presidente di tutti.
Del resto, a quella partita già si guarda. La scadenza è il 2029, dunque il prossimo Parlamento sarà decisivo nella scelta del successore di Sergio Mattarella. Bersani è un sostenitore di Elly Schlein. Ma è anche un trait d’union con la storia del centrosinistra. È stato ministro dei governi dell’Ulivo, segretario del Pd. Viene dal Pci. Ma dal Pci emiliano, che fin dai tempi raccontati da Giovanni Guareschi, era capace di dialogare con tutti, di essere pragmatico, vicino ai bisogni delle persone in carne e ossa.
Certo, non è l’unico aspirante al Quirinale. Chi ha esperienze di altre elezioni quirinalizie, in questi giorni suggeriva di appuntarsi i nomi dei big che annunceranno da qui ai prossimi mesi di non volersi ricandidare alle elezioni politiche. Il primo è stato Pier Ferdinando Casini, che già all’ultima elezione del presidente della Repubblica, quella finita con la riconferma di Sergio Mattarella, era arrivato molto vicino all’elezione.
Anche Paolo Gentiloni, altra riserva della Repubblica, ieri, ospite di Skytg24, ha detto che non si candiderà alle elezioni politiche. «Ci sono cicli nella vita delle persone, certamente resta la passione politica, ma non penso che l’unico modo per esprimere la passione politica sia di essere in Parlamento», ha detto. Anche se, visto il curriculum, potrebbe più facilmente tornare in gioco per un ruolo europeo. Ma il candidato di Elly Schlein per il Quirinale chi è?, si chiedono in tanti.
È presto, certo, e prima occorre scalare un’altra montagna, quella che porta a Palazzo Chigi. Una salita già molto impegnativa, preceduta, poi, da quella per fare il candidato premier. Il dossier, però, è già stato aperto. E i bene informati sostengono che la carta coperta della segretaria del Pd non sia Bersani. E nemmeno Gentiloni. Ma - sorpresa - Mario Draghi. Proprio così. Il rapporto tra la segretaria del Pd e l’ex presidente della Bce, del resto, non parte da zero. Prima dell’estate i due si sono conosciuti, incontrati.
Da allora si sentono ogni tanto e, nonostante le evidenti distanze, si sono piaciuti. Forse perché Schlein, in fondo, è una secchiona, ama studiarsi i dossier, leggere prima di parlare. E Draghi lo ha capito. Così come lei deve aver apprezzato la preparazione e la schiettezza di lui. Se mai la segretaria del Pd dovesse arrivare a Palazzo Chigi, Draghi al Quirinale sarebbe un grande aiuto. Potrebbe garantirla rispetto alle cancellerie europee, alle istituzioni finanziarie, al mondo delle imprese, a tutti quegli ambienti che vedrebbero Schlein come una incognita, dunque un pericolo. C’è tempo. Ma la corsa al Quirinale comincia per tempo.