Pronto a tutto pur di ammiccare all'elettorato di estrema sinistra. Marco Grimaldi, vice-capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra alla Camera non nuovo a uscite scomposte, ne ha inventata un'altra incontrando al carcere Ferrante Aporti di Torino tre ragazzi tra i 15 e i 17 anni fermati durante il corteo contro il caro-vita.
Secondo l'accusa, i tre giovanissimi avevano materiale per confezionare bottiglie molotov e un ordigno già pronto. "Mi sono sembrati molto giovani e fragili, sentono di avere deluso le famiglie e sperano in un'altra possibilità", li difende il deputato di Avs respingendo l'ipotesi che avessero "un disegno eversivo". "Sono nati e cresciuti qui, dove volete mandarli?", replica quindi a chi parla di "remigrazione" per i tre soggetti in questione.
Parole che hanno scatenato un polverone politico, con proteste che non arrivano solo dal centrodestra. "A che titolo un collega di Avs, che ha il diritto di ispezione in carcere, riferisce invece di un colloquio in cui il trasporto di molotov sarebbe avvenuto non per aggredire altri? Inaccettabile trovare una sorta di giustificazione a chi trasporta molotov in piazza, proprio oggi per giunta", accusa Augusta Montaruli, parlamentare di Fratelli d'Italia. "Un atto irresponsabile sotto tutti i punti di vista - aggiunge - su cui non può esserci accondiscendenza né comprensione". "Il nostro dovere - sottolinea Montaruli - è un altro: quello di impedire che i giovani abbraccino armi, affermare che le molotov non si fabbricano, non si trasportano e non si usano, che la violenza è bandita, che in piazza e nella vita si va a volto scoperto".
Anche nel centrosinistra però c'è chi protesta: "Se vai a una manifestazione con una molotov non puoi sostenere che 'non volevano fare male a nessuno' - sottolinea Silvia Fregolent, senatrice di Italia Viva - Casa Riformista -. Le molotov incendiano, feriscono e possono uccidere. Tutto chiaro, Grimaldi? Manifestare è un diritto, portare una bomba incendiaria a un corteo è una scelta violenta. E chi fa politica dovrebbe essere il primo a riconoscere questa differenza, altrimenti, a forza di cercare giustificazioni, si rischia di perdere anche il buon senso".