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Youssef, l'intellettuale musulmano autore del "Fatto" e amico di M5s

Siher, laureato alla Statale in Scienze politiche, ha fondato l’associazione degli studenti islamici. Poi l'Ispi e il profilo militante: "La rivoluzione deve disarticolare l'Occidente"
domenica 25 ottobre 2026

4' di lettura

Per una settimana sociologi d’accademia e commentatori da salotto hanno spiegato i saccheggi di Milano attribuendoli al disagio esistenziale dei ragazzi di periferia. Ma l’uomo che la polizia e la Digos indicano come la mente del “Movimento 17 ottobre” - la pagina Instagram M1710 nata per convogliare le piazze ogni sabato - non ha niente dell’emarginato.

Youssef Siher ha trent’anni, è un italiano di seconda generazione, è cresciuto nel Bresciano, si è laureato in Scienze politiche alla Statale di Milano, ha scritto per Il Fatto Quotidiano, ha collaborato con l’Ispi - che lo ha preso come tirocinante nel 2024, salvo precisare ieri che la collaborazione è finita lì - e oggi addestra intelligenze artificiali per conto di società californiane. Se gli investigatori hanno visto giusto, dietro la regia della guerriglia urbana non c’è la rabbia sfilacciata del sottoproletariato, bensì un impianto dottrinale rigoroso, che Siher ha messo per iscritto nel 2024: il socialismo europeo ha esaurito la sua spinta, non guida più le rivoluzioni dei popoli oppressi e al suo posto è avanzato l’islam politico.

L’ASSOCIAZIONE DEGLI STUDENTI

Fino a un certo punto quella di Siher è la storia che i sindaci raccontano nei convegni sull’integrazione. Nato a Salò, diploma al liceo scientifico, mentre consegnava pasti per Glovo Siher si è mosso con disinvoltura negli spazi universitari milanesi, fondando l’associazione degli studenti musulmani. A lui e ai suoi si devono le battaglie per la carne halal in mensa, tre sale di preghiera e gli esami rinviabili durante le festività coraniche, battaglie che nel 2023 intendeva estendere all’intera società italiana, «perché avremo dei figli e delle famiglie». Nello stesso anno portava all’Arco della Pace il primo iftar pubblico a Milano, la cena che al tramonto rompe il digiuno del Ramadan, per lui «un’occasione di incontro, dialogo e conoscenza».

Le radici familiari affondano tra Mazzano e Gavardo, il paese all’imbocco della Valle Sabbia, la valle del lago d’Idro che la Digos di Brescia conosce bene: da Vobarno, più a monte, partì nel 2013 Anas El Abboubi, per arruolarsi nello Stato islamico in Siria, e da Gavardo veniva Samir Bougana, arrestato a Kobane nel 2019 e condannato a 4 anni per terrorismo. Ma Siher si nutre di ben altre letture, abbeverandosi al marxismo gramsciano e soprattutto a Frantz Fanon, lo psichiatra della Martinica che ha teorizzato la violenza dei colonizzati come strumento necessario di purificazione e liberazione. E infatti la sua vocazione intercofessionale non s’è mai limitata alle piazze antagoniste: già nel settembre del 2023, Siher promuoveva attivamente dalla Sala Stampa della Camera dei Deputati una conferenza stampa per il caso di Khaled El Qaisi, stringendo alleanze pubbliche e inanellando tag con esponenti di primo piano della sinistra e del Movimento 5 Stelle come Stefania Ascari e Laura Boldrini, accanto a figure come Francesca Albanese.

Un asse politico trasversale che spiega la confortevole doppia morale del personaggio: da un lato le colonne del Fatto Quotidiano, dall’altro la vicinanza organica ai circuiti dell’estremismo militante, dal movimento per il Boicottaggio di Israele ai Giovani palestinesi d’Italia. La palinodia è arrivata cinque giorni dopo la strage del 7 ottobre, con un «I stand with Palestine» su Instagram. I servizi segreti, del resto, lo tenevano d’occhio già dal 2024, quando segnalavano la costituzione di Alba nascente, un’organizzazione fondata e ispirata dallo stesso Siher. Una struttura considerata vicina ai Fratelli Musulmani – la storica confraternita transnazionale fondata in Egitto nel 1928, votata all’egemonia culturale e matrice originaria di Hamas – dedita a diffondere la propaganda palestinese e a saldare i rapporti con i centri sociali e il Fronte della gioventù comunista.

IL PROFILO DIGITALE

Il suo profilo digitale è un archivio di fuochi ideologici. Ha esaltato il 22 settembre 2025, data in cui i collettivi antagonisti e pro-Pal infiammarono la Stazione Centrale di Milano – assunta dai movimenti come l’atto fondativo della nuova stagione antigovernativa – scrivendo: «Arriverà il giorno in cui romperemo quel muro di vetro dietro il quale vi nascondete». Su Al Mayadeen, la tv di Beirut vicina a Hezbollah, ha definito “l’intifada” degli studenti europei la “quinta colonna” della resistenza palestinese. Dopo il massacro del 7 ottobre 2023 ha sposato senza esitazioni la linea d’attacco, definendolo su Miccia Mag, rivista anticolonialista, «un atto rivoluzionario di decolonizzazione» e ammonendo, con piglio apodittico, che «la resistenza non deve nulla allo spettatore». Eppure, nel 2022, firmava sul Foglio lucide analisi di stampo atlantista, liquidando come mero populismo l’antiamericanismo dell’allora premier pakistano Imran Khan. La metamorfosi si è compiuta nel segno della radicalità decoloniale: a gennaio ammoniva i migranti dal cadere nella trappola della cittadinanza occidentale – che lui possiede – profetizzando una rivoluzione «che non cerchi di riformare l’Occidente, ma di disarticolarlo; che non chieda inclusione, ma che metta in crisi le condizioni stesse dell’esclusione». Ogni progetto che resti nei limiti di ciò che l’Occidente tollera è, per lui, «per definizione, già sconfitto».

Nel frattempo, incassava i compensi di società californiane come specialista in intelligenza artificiale. I ragazzi che spaccano le vetrine a Milano non hanno mai aperto un saggio di Fanon; ma se l’ipotesi accusatoria reggerà, a leggerglielo ci ha pensato Youssef Siher.

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