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Morosini: esperta cuore, forse stroncato da evento cerebrale

Cronaca
sabato 21 aprile 2012

2' di lettura

Milano, 16 apr. (Adnkronos Salute) - "Non sappiamo ancora che cosa sia successo a Piermario Morosini", il calciatore del Livorno morto sabato sul campo da gioco durante la partita contro il Pescara. "Le ipotesi sono tante. Ma la dinamica, per quello che si e' visto del momento in cui si accascia al suolo e per l'esito dei soccorsi subito dopo, lascia pensare piu' a un evento cerebrale che a un infarto". E' l'opinione di Lidia Rota Vender, presidente dell'Associazione per la lotta alla trombosi e responsabile del Centro trombosi dell'Istituto clinico Humanitas di Rozzano (Milano). Le immagini degli ultimi attimi di vita del calciatore sono state riproposte piu' volte in tv in questi giorni e l'esperta si e' fatta un'idea. "Solo impressioni, ovviamente - spiega oggi a Milano all'Adnkronos Salute, a margine della presentazione delle iniziative in programma mercoledi' 18 aprile in tutta Italia per la prima Giornata nazionale per la lotta alla trombosi - Certamente la causa e' vascolare. Quello che si e' visto puo' far pensare a 3 o 4 possibilita'. La prima e' la rottura di un aneurisma cerebrale. Poi c'e' l'arresto cardiaco, anche se io probabilmente non ci credo tanto perche' chi lo ha soccorso ha a lungo tentato di rianimarlo e il cuore sarebbe dovuto ripartire. Quello che potrebbe essergli successo e' che si e' formato non tanto un trombo in una coronaria e quindi un infarto, ma qualcosa di cerebrale. Dalle immagini, infatti, Morosini non sembra aver avuto l'atteggiamento di una persona che ha sentito come una coltellata nel petto, come succede a chi viene colpito d'infarto. Lui si e' proprio accasciato, poi si e' rialzato, ha tentato di rimettersi in piedi, e questo fa pensare secondo me piu' a qualcosa di cerebrale". L'esperta precisa: "Non sono ovviamente in grado in questo momento di collegare quello che e' accaduto con una causa, non sarebbe serio. Credo che quanto accaduto a Pescara ci dice che siamo fragili, che la medicina non e' onnipotente e che non si possono salvare tutti". (segue)

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