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Diabete e ipoglicemia: sempre meglio parlarne

L’indagine ‘Talk-Hypo’ è un progetto internazionale per aiutare le persone con diabete a parlare del problema delle crisi ipoglicemiche, uscendo dall’inutile e pericoloso imbarazzo che provano a parlarne anche in famiglia
di Maria Rita Montebelli domenica 6 ottobre 2019

4' di lettura

L’ipoglicemia è una presenza importante e sgradita nella vita delle persone con diabete e delle loro famiglie. Crea barriere di comunicazione, imbarazzo, sensi di colpa ed ha un costo notevole. Stando ai ‘conti’ fatti da uno studio pubblicato sulla rivista Diabetes Therapy, il costo delle ipoglicemie che si verificano nelle persone con diabete di tipo 1 e di tipo 2 in trattamento con insulina, è di circa 145 milioni l’anno ed è generato da visite al pronto soccorso, ricoveri, spesa per l’ambulanza, maggior consumo delle strisce per l’automonitoraggio glicemico, visite mediche. Ma in realtà, andando a considerare anche i costi legati alle ipoglicemie prodotte dai vecchi farmaci orali (come glinidi e sulfaniluree), la spesa annuale sale di molto. E considerando che i costi indiretti (quali quelli legati alla perdita di produttività e all’assenteismo sul posto di lavoro, sia da parte del paziente stesso che dei suoi familiari), che in generale rappresentano circa il 50 per cento dei costi totali, la spesa complessiva attribuibile alle ipoglicemie nel nostro Paese arriva a sfiorare il mezzo miliardo di euro.  Ad aver fatto i conti in tasca all’ipoglicemia è il dottor Antonio Nicolucci, direttore di Coresearch (Center for Outcomes Research and Clinical Epidemiology). Ma il danno prodotto dalle ipoglicemie, non è solo per la salute del paziente e per quella dei budget sanitari: anche le relazioni familiari finiscono con l’essere inquinate da questo ‘segreto’ mal riposto. Lo ha ben dimostrato l’indagine internazionale ‘Talk-Hypo’, che ha coinvolto 4.300 familiari di persone con diabete in 9 Paesi (le interviste sono on line sul sito www.ipoglicemiaparliamone.it) ed è stata presentata a Barcellona nel corso dell’ultimo congresso dell’EASD (European Association for the Study of Diabetes). L’ipoglicemia ne emerge come il convitato di pietra all’interno di una famiglia, solo un intervistato su tre ha riferito di parlarne abitualmente (una volta a settimana o più spesso) all’interno della famiglia. E intanto le conseguenze di questo ‘far finta di niente’ sono ben visibili: un familiare su tre dichiara di dormire male per paura delle crisi ipoglicemiche e uno su 4 è costretto a rivedere al ribasso i suoi impegni lavorativi. “Dall’osservatorio privilegiato di ‘Portale Diabete’ – afferma Daniela D’Onofrio, moderatrice della web-community di persone con diabete che porta questo nome – posso confermare che nelle famiglie si parla poco di ipoglicemia. La persona con diabete preferisce semmai parlare del problema, chiedere consigli, insomma discuterne con i suoi ‘pari, con quelli che ‘incontra’ sul nostro portale perché sente di essere capita meglio. Ma anche perché non vuole far preoccupare i familiari, o perché ritiene che la crisi ipoglicemica sia stata provocata da un suo errore nella gestione del diabete”. D’altra parte, anche i parenti della persona affetta con diabete fanno fatica ad affrontare apertamente e liberamente la questione con il diritto interessato per evitare di metterla in imbarazzo. “In realtà afferma - Simona Frontoni professoressa di Endocrinologia all'Università Tor Vergata di Roma e diabetologia presso l’Ospedale Fatebenefratelli-Isola Tiberina di Roma – affrontare apertamente l’argomento all’interno della famiglia aiuterebbe a sgombrare il campo da incomprensioni e aiuterebbe tutti, paziente e suoi familiari, ad allentare la tensione che si viene a creare intorno a questo problema, che tutti continuano a far finta di ignorare. Eppure il 46,5 per cento, in pratica una persona su due, di quelle in terapia con insulina riferisce di avere almeno un episodio di ipoglicemia al mese. Le persone con diabete hanno oggi a disposizione dei farmaci ‘intelligenti’ che consentono di controllare in maniera efficace la glicemia, consentendo di ridurre o azzerare il rischio di cadere in un episodio di ipoglicemia, ma che purtroppo sono ancora poco prescritti. Così finisce che una persona con diabete in terapia con i vecchi farmaci orali o con l’insulina, finisca con il ridursi spontaneamente la dose dei farmaci o col mangiare di più per evitare di incappare in un episodio di ipoglicemia, che rappresenta un’esperienza terrificante per chi l’abbia provata anche una sola volta”. Come si manifesta la crisi di ipoglicemia. Man mano che il livello degli zuccheri nel sangue scende (per ipoglicemia si intende un valore inferiore a 70 mg/dl), la persona interessata comincia ad apparire irrequieta, ‘nervosa’, compaiono tremori, palpitazioni e sudorazione, pallore, senso di fame improvvisa. Man mano che i livelli di glicemia continuano a scendere, possono subentrare fatica profonda, vertigini, stato confusionale, incapacità a deglutire, perdita di coscienza. Nei casi più gravi si può arrivare al coma e alla morte. “Noi insegniamo ai nostri pazienti – spiega la professoressa Frontoni – a correggere le ipoglicemie con la cosiddetta ‘regola del 15’. Quando il valore di glicemia scende sotto 70 g/dl, deve assumere 15 grammi di zucchero (2 bustine di zucchero, 125 ml di una bevanda zuccherata, ecc) e dopo 15 minuti ricontrollare la glicemia. Se il valore non è risalito, deve assumere altri 15 grammi di zucchero e così via, finché la glicemia non torni stabilmente sopra i 70 g/dl”. (MARIARITA MONTEBELLI)

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