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Immunoterapia e chemioterapia“una sinergia che funziona bene”

Approvato pembrolizumab, in combinazione con chemioterapia a base di pemetrexed e platino per il trattamento in prima linea del carcinoma polmonare non a piccole cellule (Nsclc)
di Maria Rita Montebelli domenica 23 settembre 2018

2' di lettura

“Questo studio è molto importante, perchè da un lato riafferma il ruolo dell’immunoterapia per il trattamento del carcinoma polmonare in stadio avanzato, dall’altro ipotizza una sinergia fra chemioterapia ed immunoterapia che potrà essere ulteriormente ottimizzata in futuri studi”. Sono queste le parole del professor Giorgio Scagliotti, ordinario di oncologia medica all’università di Torino e attuale presidente dell’International association for the study of lung cancer, riguardo allo studio di fase III Keynote-189. Proprio i risultati di questo importante trial clinico pubblicato sul ‘The New England journal of medicine’, hanno spinto la Commissione europea ad approvare pembrolizumab, in combinazione con chemioterapia a base di pemetrexed e platino per il trattamento in prima linea del carcinoma polmonare non a piccole cellule (Nsclc). A beneficiare della terapia saranno i pazienti adulti con tumore metastatico non squamoso e in assenza di mutazioni di Egfr o traslocazione di Alk. Lo studio Keynote-189 ha dimostrato un significativo miglioramento della sopravvivenza globale e della sopravvivenza libera da progressione. “Nel carcinoma polmonare non a piccole cellule metastatico, l’immunoterapia fino a oggi era riservata solo ai pazienti in prima linea che presentavano l’espressione di un biomarcatore, Pd-L1, superiore al 50 per cento - spiega la dottoressa Marina Garassino, responsabile della struttura semplice di oncologia medica toraco polmonare presso la fondazione Istituto nazionale dei tumori di Milano e ricercatore principale dello studio - Questo studio dimostra l’efficacia della combinazione di pembrolizumab e chemioterapia indipendentemente dallo stato di Pd-L1, con un miglioramento del 50 per cento della sopravvivenza dei pazienti trattati. Aumentano così le possibilità di impiego dell’immunoterapia nelle scelte terapeutiche di prima linea per il carcinoma polmonare non a piccole cellule metastatico e aumenta il numero dei pazienti che possono beneficiare di questa arma fondamentale. Inoltre, sono stati recentemente pubblicati i dati di aggiornamento del follow-up a 2 anni dello studio di fase 2 Keynote 021G che conferma il beneficio della combinazione a lungo termine. Il test per misurare il livello di Pd-L1 continua a essere rilevante perché, in base ai risultati di questo esame, l’oncologo può decidere se somministrare l’immunoterapia come agente singolo o la combinazione con la chemioterapia. Inoltre questa combinazione di immunoterapia e chemioterapia non ha aumentato la tossicità rispetto alla sola chemioterapia. I pazienti trattati con la combinazione infatti hanno una buona qualità di vita, migliore rispetto alle persone che ricevono la sola chemioterapia, proprio grazie a una riduzione della malattia molto rapida”. Pembrolizumab è già stato approvato in Europa come monoterapia per il trattamento in prima linea del carcinoma polmonare non a piccole cellule metastatico squamoso o non squamoso, in pazienti con elevata espressione di Pd-L1 in assenza di mutazioni positive di Egfr o Alk. Ne possono inoltre beneficiare i pazienti precedentemente trattati con carcinoma polmonare non a piccole cellule localmente avanzato o metastatico con espressione Pd-L1, che hanno ricevuto in precedenza almeno un ciclo di chemioterapia. (MATILDE SCUDERI)

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