(Adnkronos) - "A differenza delle altre ossa dello scheletro - illustra ancora Moggi-Cecchi - gli ossicini sono gia' completamente formati alla nascita e con dimensioni che non cambiano nel corso della vita di un individuo. Cio' indica che la loro dimensione e forma sono sotto un forte controllo genetico e, nonostante le loro piccole dimensioni, portano con se' molte informazioni importanti dal punto di vista evolutivo". Le differenze anatomiche che si trovano in questi ossicini rispetto all'uomo moderno, insieme ad altre differenze a livello dell'orecchio esterno, medio ed interno, sono coerenti con le diverse capacita' uditive di questi primi ominini rispetto agli esseri umani moderni. Il team ha in programma di studiare gli aspetti funzionali dell'orecchio in questi primi ominini basandosi su ricostruzioni virtuali 3D basati su scansioni CT ad alta risoluzione. Il team ha gia' applicato questo approccio in precedenza per i fossili umani dalla Sierra de Atapuerca nel nord della Spagna. I fossili di questo sito rappresentano gli antenati dei Neanderthal, ma i risultati hanno indicato che il loro modello di udito gia' assomigliava a Homo sapiens. L'estensione di questo tipo di analisi ad Australopithecus e Paranthropus dovrebbe fornire una nuova visione di come il nostro modello umano di udito potrebbe essersi evoluto.