L’apocalisse, la rivelazione del momento finale dell’avventura umana sulla terra, è una costante della storia. L’uomo, sulla scia dell’apostolo Giovanni, ama prefigurarsi la scomparsa del proprio mondo perché ritiene che solo alla fine del processo si potrà dare un senso compiuto al nostro passaggio in questa valle di lacrime. Non c’è dubbio però che, con gli strabilianti progressi scientifici dell’età moderna, le figure dell’apocalisse si siano moltiplicate a dismisura.
L’Intelligenza Artificiale è solo l’ultima e più radicale di queste profezie che finora per nostra fortuna non si sono avverate. È in questa prospettiva di lungo periodo, e quindi per forza di cose sdrammatizzante, che inserirei la notizia, rilanciata ieri dalla Cbs, delle dimissioni da Anthropic di Jacob Coxon, un ricercatore impegnato da anni sul fronte più avanzato della ricerca.
In un lungo post su X, Coxon, che in precedenza aveva lavorato per OpenAI, l’altra azienda leader del settore, ha affermato che «le persone che costruiscono l’IA credono sinceramente che potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio». Essa, infatti, cresce in modo esponenziale e macchine automiglioranti di una potenza impressionante sarebbero ormai alle porte. Coxon ha anche accusato le aziende per cui ha lavorato di non agire in modo responsabile, «giocando d’azzardo con le nostre vite».
LA RICHIESTA DI LIMITAZIONI
La Cbs ha poi messo la ciliegina sulla torta chiedendo regolamenti stringenti, coordinamento fra gli Stati, interventi decisi delle organizzazioni internazionali tipo l’AI Security Institute. E verrebbe da dire: cosa possono fare questi enti se la fine è già data per sicura? Dove la regolamentazione è stata tentata, come ad esempio nell’Unione Europea, il risultato più immediato è stato una perdita di competitività che non ha arrestato il processo ma ha favorito stati autoritari o non democratici. D’altronde, sembra del tutto inopportuno affidarci al solito mantra, che fa la fortuna di “consulenti etici” e “filosofi” alla moda, che riduce l’IA a strumento neutro utilizzabile, come si dice, per fini buoni o cattivi che tocca a noi stabilire. Con l’inevitabile corollarrio, che solo gli esperti e i sinceri democratici possano educarci a questo uso. Una concezione “strumentale” della Tecnica che la filosofia dell’ultimo secolo ha smontato in ogni punto. Credo invece che converrebbe che tutti mantenessimo un atteggiamento più umile, e nei fatti pragmatico, nei confronti della realtà, e quindi anche di queste ultime evoluzioni tecniche. Dove vada il mondo a nessuno è dato saperlo.
PREVISIONI SMENTITE
La storia umana ha saputo quasi sempre smentirci sulle nostre previsioni di ampio raggio e di lungo periodo. L’atteggiamento laico dovrebbe poi portarci anche a distinguere la realtà effettuale da quella costruzione fantastica che i media, alla ricerca perenne del sensazionale e del gigantesco, creano e alimentano. Costruzioni, fra l’altro, non esenti da più o meno reconditi interessi economici e politici. Forse il compito più immediato su cui noi occidentali dovremmo convogliare le nostre energie è non nell’immaginare apocalissi, ma nell’elaborare strategie volte ad evitare che la Cina ci superi in questo campo. Sarebbe, infatti, veramente deleterio affidare lo sviluppo futuro di queste macchine a chi ha una concezione organicistica e non individualistica, armonica e non pluralistica, della società. Fra dieci anni quasi sicuramente non moriremo tutti, ma che si muoia tutti cinesi è un rischio concreto che è nostro dovere evitare.